Governo e Bruxelles nelle ore calde della manovra

    Ultimo aggiornamento 00:00

    C’è chi può dire che sia stata una vittoria, chi smentendo afferma che si tratta di una sconfitta su tutti i fronti, chi parla di pareggio o di un viaggio che Bruxelles ha consentito di instradare nel nome del diplomatico temporeggiare.
    Certo è tutto un gioco di equilibri e dichiarazioni tra il Governo e Bruxelles nelle ore calde della manovra: anche se di gioco, quando si parla di economia italiana e di relazioni con Bruxellers non si dovrebbe parlare affatto, appunto. Sul merito, però il premier Conte è tranquillo e sulle relazioni con Bruxelles afferma “Salvaguardata nostra impostazione”.
    A Bruxelles “abbiamo salvaguardato nostra impostazione di manovra di bilancio e non abbiamo ceduto nei contenuti certi degli effetti virtuosi che nel medio periodo avrebbe portato la manovra”, chiarisce esattamente.
    “Desidero esprimere un sentito ringraziamento a tutti voi, di maggioranza e di opposizione, per la comprensione di questi giorni durante i quali l’iter della manovra ha proceduto con lentezza scontando ritardo con tempi previsti. Rinvii non causati da incertezze interne al governo: il rallentamento è stata l’inevitabile compressione a causa complessa interlocuzione con l’Ue alla quale abbiamo dedicato le nostre più risolute energie e impegno”.
    Continua a dialogare con il fronte politico italiano e quello di Bruxelles il premier Conte, in un mix di equilibrismi diplomatici ed istituzionali da un lato, e dialettici e economici dall’altro. LA “Infrazione andava evitata, ne ho parlato con leader Ue”, afferma il premier.
    “La commissione Ue ha espresso le proprie riserve preannunciando l’avvio di una procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo: si profilava così una prospettiva che andava evitata. Abbiamo lavorato con la massima determinazione per evitarla, dialogando a più riprese con presidente e componenti della commissione ma anche con capi di Stato e di governo dei Paesi al fine di mostrare il più ampio disegno riformatore e persuaderli dell’opportunità di giungere, nel reciproco interesse, a una soluzione”