Governo, Meloni alle prese con ‘insidie’ squadra

(Adnkronos) – Lasciatemi lavorare, va ripetendo Giorgia Meloni, concentrata sul risiko ministeriale e sulle priorità dell’agenda del suo futuro governo. Anche ieri una nuova giornata di incontri e contatti a 360 gradi negli uffici di Montecitorio per la leader di Fdi, che avrebbe continuato a invitare alla prudenza i suoi, soprattutto alla luce delle ‘fughe di notizie’ sulla riunione dell’esecutivo di Fratelli d’Italia.  

Indispettita dall'”ingerenza” della ministra francese per gli Affari europei Laurence Boone, prima sui social in mattinata e poi in serata lasciando la Camera, la presidente di Fratelli d’Italia ha voluto ribadire tutto il suo disappunto per le parole dell’esponente del governo transalpino, facendo sue le parole di Sergio Mattarella e Mario Draghi: “Penso che qualunque italiano possa sentirsi rappresentato dalla segnalazione circa il fatto che l’Italia è perfettamente in grado di badare a se stessa senza ingerenze”. La premier in pectore conferma, inoltre, che la politica estera del suo esecutivo sui grandi temi non cambierà: “La posizione di Fdi è stata estremamente chiara dall’opposizione” e “non c’è ragione che cambi”. 

Bocche cucite, invece, sulla futura squadra di Palazzo Chigi, che resta un rebus di difficile soluzione, con tante variabili e incognite. A cominciare dal ‘tecnico’ da posizionare all’Economia e dal caso dell’azzurra Licia Ronzulli, la fedelissima di Silvio Berlusconi che punterebbe a un ministero di peso (Sanità o Istruzione) e non di rappresentanza, nonostante le forti perplessità di Fdi. La prossima settimana sarà decisiva: ci sarà il vertice tra i leader del centrodestra (Silvio Berlusconi è atteso a Roma il 12 ottobre sera o direttamente il 13 per l’insediamento del Parlamento).  

I tempi sono stretti e non è escluso che il summit di coalizione con Berlusconi e Matteo Salvini sia preceduto da un nuovo giro di ‘bilaterali’, non solo telefonici, per arrivare a una griglia dei nomi condivisa. Nessun problema, invece, ci sarebbe per l’upgrade di Antonio Tajani, dato sempre in pole per gli Esteri, e di Anna Maria Bernini, già ministro per le Politiche Ue. Se Ronzulli dovesse restare fuori dal Cdm, potrebbe entrare in partita Alessandro Cattaneo, attuale responsabile dei Dipartimenti di Fi. Quanto al futuro inquilino di via XX settembre, dopo il no di Fabio Panetta, attuale membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, Meloni sarebbe ancora in cerca di una figura di alto profilo.
 

Il ‘borsino’ conferma la presenza di un tecnico agli Interni, il favorito è Matteo Piantedosi, ex capo di Gabinetto di Salvini quando era al Viminale. Il numero uno di Via Bellerio, secondo alcune ricostruzioni dell’incontro di ieri sera a porte chiuse, rivendicherebbe il ministero della Famiglia e Natalità. Una richiesta che si andrebbe ad aggiungere a quella della Giustizia (per Giulia Bongiorno), dell’Agricoltura e delle Infrastrutture. Casella quest’ultima che però nasconderebbe l’insidia di vedersi sfilare la delega ai porti, che Fdi vorrebbe affidare al nuovo ministero del Mare, per il quale è in lizza Adolfo Urso, dato in corsa pure alla Difesa, qualora non venisse assegnato a un tecnico come il generale di corpo d’armata Luciano Portolano.  

Tra i meloniani il nome forte nel ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è sempre quello del senatore Giovanbattista Fazzolari, fedelissimo di Meloni (la quale vorrebbe che la delega per i Servizi segreti, per ora, restasse nella sua ‘disponibilità’). Raffaele Fitto è favorito per gli Affari europei, Daniela Santanchè per il Turismo. Dentro per Fdi ci sarebbe pure Fabio Rampelli, che potrebbe accasarsi all’Ambiente, alle Infrastrutture o alla Cultura (ma per questo incarico si parla pure di Giordano Bruno Guerri).  

Per il ruolo di Guardasigilli Meloni pensa sempre all’ex pm Carlo Nordio mentre per il Sud continua a girare il nome del governatore siciliano uscente, Nello Musumeci e per il dicastero delle Riforme quello dell’ex presidente del Senato, Marcello Pera. Ancora un mistero la collocazione di Ignazio La Russa: non ritornerà alla Difesa per la regola voluta da Meloni che nessuno dei suoi potrà rivestire il ruolo ricoperto in passato e sarebbero in discesa le quotazioni come Presidente del Senato. In questo caso l’esponente di Fdi o andrebbe a Palazzo Chigi come sottosegretario o potrebbe fare il capogruppo a Palazzo Madama in attesa di un futuro incarico prestigioso.