Governo saldo sulla manovra: balzo dello Spread

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    Una giornata partita subito in negatività quella che si prospetta oggi per l’economia e la Borsa italiana. Dopo la decisione da parte dell’esecutivo giallo-verde di non arretrare di un passo sulla manovra economica, nonostante gli avvertimenti di Brexelles, alle ore 9.10 è stato registrato un nuovo spaventoso rialzo dello Spread. Il governo decide dunque di mantenere invariate le proprie previsioni di crescita e indebitamento netto nonostante le decise critiche della Commissione e, come per una prevedibile conseguenza, il differenziale Btp/Bund torna a salire a 312 punti, in rialzo di quasi 10 punti dalla chiusura di ieri. Il rendimento del nostro titolo decennale schizza al 3,51%. Nervosismo che si ritrova anche su tutte le altre piazze finanziarie europee, condizionate anche dall’inatteso calo del Pil tedesco, che nel terzo trimestre è sceso dello 0,2%. Tutte le maggiori piazze finanziarie partono in calo: Milano perde l’1,59%, Londra arretra dello 0,51%, Francoforte dello 0,7% e Parigidello 0,88%.A Piazza Affari male Mediaset, dopo i conti deludenti diffusi ieri. In sofferenza Tim, che sconta ancora la revoca delle deleghe all’ad Amos Genish. L’euro si mantiene debole, sotto quota 1,13 dollari, ritrovando i minimi da un anno e mezzo. La moneta europea passa di mano a 1,1283 dollari, in lieve aumento comunque rispetto a ieri.

    Tra i dati macroeconomici di giornata, la produzione industriale in Giappone è calata dello 0,4% a settembre sil mese precedente, mentre in Cina le vendite al dettaglio, uno dei termometri dello stato di salute dei consumi interni, “rallentano” al +8,6% rispetto all’anno prima, contro il +9,2% registrato il mese precedente e atteso dagli analisti, evidenziando un altro possibile segnale di debolezza dell’economia cinese. In arrivo l’inflazione a ottobre di Francia, Spagna, Gran Bretagna e Stati uniti, dall’Eurozona il Pil nel terzo trimestre e la produzione industriale a settembre.

    Ancora in calo il prezzo del petrolio con l’Opec che ieri ha rivisto al ribasso le previsioni di domanda per il biennio 2018-2019. Il Wti ha ceduto 35 centesimi a 55,34 dollari, il livello più basso da 11 mesi, mentre il Brent è sceso di 28 cent a 65,19 dollari. “Abbiamo una combinazione ’tossica’, l’indebolimento della domanda globale e un eccesso di offerta che sta causando il crollo dei prezzi”, ha spiuegato Stephen Innes, analista di Olanda.