I ‘selfie estremi’ uccidono 170 giovani ogni anno nel mondo. In Italia il fenomeno sta crescendo…

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    E’ notizia di poche ore fa, il tragico epilogo conseguito da alcuni turisti ad Ischia i quali, nell’intento di scattarsi qualche foto con il panoramico sfondo isolano, si sono poggiati ad una ringhiera che è finita per crollare giù. Questo per spiegare che, complice l’affidabilità di tecnologici smarphone, quello della foto ricordo, o dell’attimo da immortalare, è divenuto ormai una consuetudine.
    Quello che invece trasforma un semplice rito ‘estetico-sentimentale’ in una sorta di ‘lotteria’ è ben altra cosa. Ora è evidente che nel caso di Ischia si è trattato di una drammatica fatalità mentre, come ben riportano le cronache, la ‘letale’ incidenza dei selfie sulla sicurezza pubblica è invece un preoccupante allarme. Basti pensare al recente caso del ragazzino volato giù da un fabbricato nel milanese.
    Sempre più spesso infatti, complice il traino – in termini di diffusione e dunque di popolarità – rappresentato dai social, tra i giovani sta pericolosamente prendendo piede l’orribile moda del ‘selfie estremo’.
    Conosciuto come Daredevil Selfie, questo terribile fenomeno continua purtroppo a presentare il conto. E parliamo di giovani vite che, in una sorta di omologazione capace di tagliare trasversalmente classi sociali e culturali, unisce un ’esercito’ di ragazzi inebriati dall’adrenalina per il rischio e la conseguente popolarità che tali imprese comporta.
    Del resto i dati parlano chiaro: i selfie estremi ogni anno nel mondo uccidono 170 giovani. L’università di ‘Carnegie Mellon’ (della Pennsylvania), ha studiato il fenomeno, fino a censirne una casistica. Nel 2016 l’India ha registrato 76 morti, seguita da Pakistan, Usa e Russia. Pur rimanendo ancora su cifre esigue (ma comunque tragiche), nel nostro Paese gli incidenti ferroviari mortali sono ad esempio aumentati del 63%.
    Il frequentatissimo sito Skuola.net, ha avvicinato oltre 4mila studenti, per cercare di scandagliare le motivazioni che animano tale fenomeno. Intanto un dato agghiacciante: nonostante tutto, tra i protagonisti di tali ‘imprese’ intervistati è vero che 1 su 3, ha provato paura, ma ben l’85% ha dichiarato che sarebbe disposto a ripeterlo.
    Quanto raccolto fa drizzare i capelli: ad aver sfidato almeno una volta ‘il pericolo’ è il 13% degli intervistati; l’11% di questi ha confidato anche di aver incontrato imprevisti che avrebbero potuto trasformare ‘l’impresa’ in un’inesorabile condanna a morte.
    Ed eccoli barcollare dai cornicioni di palazzi altissimi (il 25%), sfidare in bilico sulle rotaie l’imminente arrivo di un treno (14%), o auto-filmarsi alla guida di bolidi a 2 o 4 ruote (il 26%).
    Ma non basta. C’è anche chi ha ‘fortemente voluto’ cimentarsi in un selfie estremo, conscio di rischiare la propria vita; il 18% “per provare sensazioni forti” mentre, l’8%, per dimostrare agli amici di essere “qualcuno”.
    Ma perché mettere in gioco la propria vita con questi gesti? Sul taccuino degli intervistatori di skuola.net si legge che il fine comune è quello poi di condividere la propria ‘impresa’ attraverso i social. Tuttavia il 17%, ha preferito ‘informare’ solo gli amici più stressati attraverso la chat. Preoccupa invece, e non poco, quel 31% che ha sfidato il peggio senza però parlarne con nessuno. Un dato gravissimo perché l’invisibilità di certe ‘tendenze’ possono rischiare di sconfinare nel patologico in un crescendo di azzardo che nessuno potrebbe arrestare andando loro in soccorso.
    Max Tamanti