I pro Tav sostengono il Salone del libro a Torino

Non ci si ferma solo alla Tav. il gruppo di Facebook “Sì, Torino va avanti”, potrebbe avere un ruolo da non sottovalutare anche per il salvataggio del Salone del Libro. I componenti del gruppo social, riunitisi per dire sì al progetto Tav sulla Torino Lione, vorrebbero infatti  acquistare il marchio, di recente messo all’asta (che si svolgerà alla vigilia di Natale), ma senza una clausola che prescriva che la kermesse resti a Torino. I 40mila favorevoli alla Tav si sono recentemente raccolti in piazza per manifestare la propria posizione e ora chissà che non facciano lo stesso anche per il Salone del Libro. La proposta sarebbe nata da un iscritto al gruppo social, che in poche ore è riuscito a raccogliere oltre 600 commenti e un migliaio di like.?”La butto lì, per ridere: dato che l’asta del Salone del Libro è l’ennesimo “no”, rispondiamo con un potente “sì”. La base d’asta è 500mila euro? Noi siamo 44mila? Fa circa 11 euro a testa. Compriamocelo noi. E poi affidiamo a una azienda privata la gestione. Lo dico per ridere, eh. Forse…” scriveva lunedì pomeriggio Cristiano Fantechi, ipotizzando una raccolta fondi con cui concorrere all’asta di vendita del marchio di Librolandia prevista alla vigilia di Natale.?Una proposta su cui scattano a decine i “mi piace” e i commenti, tutti con convinte adesioni. Chi promette di pagare tre quote, chi due, chi vive all’estero ma chiede di essere aggiornato e promette di contribuire. Fulvio Avataneo, presidente dell’associazione italiana agenti di viaggio, torinese, annuncia di avere contatti con un’azienda torinese che si occupa di eventi e fiere, disposta a mettere 20 mila euro, “in un’operazione di crowdfunding che coinvolga davvero la città”.
Man mano che passano le ore, la provocazione di Fantechi diventa più concreta. Un altro utente, Franco Porcello, scrive: “Sono assolutamente convinto che, a fronte di un’organizzazione solida, siamo assolutamente in grado di raccogliere i fondi necessari”. Sempre nella discussione via sociale si immagina di organizzare una delegazione, che chieda un appuntamento alla Regione e al Circolo dei Lettori.? Nel tardo pomeriggio arriva la risposta dell’assessora regionale alla Cultura, Antonella Parigi. Una riga: “Sono disponibile ad un incontro quando volete”. Per il gruppo Facebook inizialmente dedicato alla Tav è il segnale di apertura che serviva per capire che si può fare. “La mia proposta è nata così, tra il serio e il faceto – spiega Fantechi, autore televisivo e uno dei 45mila iscritti al gruppo fondato dalle “madamin” – La cosa che mi ha stupito è la grande partecipazione spontanea ma determinata dei tanti che hanno commentato e risposto. E’ la prova che questa Torino ha voglia di fare e di conservare ciò che le appartiene”.
Per il Salone del Libro gli iscritti alla pagina immaginano una sorta di azionariato popolare: un modo per integrare il contributo che dovrebbe arrivare dalle Fondazioni bancarie e dalla cordata di fornitori pronta a rilevare il marchio e concorrere alle prossime edizioni. “Nell’incontro con l’assessore Parigi e con il presidente del Circolo dei Lettori, Giulio Biino – scrive un altro utente – la delegazione dovrà far presente la volontà da parte del gruppo “Sì, Torino va avanti” di far rimanere la Fiera a Torino, che si traduce nell’impegno di raccogliere, attraverso crowdfunding, la quota di 500mila euro, in modo che il gruppo stesso diventi uno dei partner e sostenitori della Fiera”.
L’operazione di raccolta fondi per il marchio del Salone è ora all’esame delle sette promotrici di “Sì, Torino va avanti”: “Stiamo organizzando i gruppi di lavoro per i sette punti del nostro manifesto – spiegano – uno si occuperà di cultura e approfondirà la questione: acquistare il marchio del Salone è un sogno che deve essere tradotto in progetto”. Non è la prima volta che si fa strada l’idea della partecipazione della città all’asta per l’acquisto del marchio. D’altra parte, lo scorso maggio, le migliaia di persone in coda per entrare al Lingotto sono state la riscossa di Torino per il Salone, travolto dai debiti e in piena crisi gestionale: chissà, sperano i promotori dell’iniziativa, che una risposta analoga non scatti anche di fronte alla necessità di mettere mano al portafoglio.
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