IL ‘BENE-SALUTE’ È ANCORA GARANTITO, DIVERSAMENTE DA COME SI CREDE, LA SANITÀ ITALIANA NON È AFFATTO AL TRACOLLO

Ma cosa afferma nello specifico ‘Il termometro della salute’ di Eurispes ed Enpam (realizzato all’interno dell’Osservatorio su salute, previdenza e legalità)? La buona notizia intanto, è che il nostro sistema sanitario italiano non è al tracollo: “I dati a livello internazionale – si legge infatti – attestano che nel nostro Paese il bene-salute è accettabilmente garantito, pur tra le difformità e gli squilibri che ne inficiano l’immagine complessiva”. Come spiega il presidente Eurispe,s Gian Maria Fara, “nonostante i ritardi e i problemi, il nostro Sistema sanitario nel confronto internazionale rimane uno dei migliori al mondo per la capacità di assicurare la salute dei nostri cittadini”. Dello stesso parere anche il presidente Fondazione Enpam, Alberto Oliveti, il quale ribadisce il ‘senso’ di continuare a sostenere il Ssn “anche nell’interesse dei nostri iscritti che in esso operano. Considerate le tendenze economico-finanziarie, gli andamenti demografici di denatalità e invecchiamento, l’evoluzione tecnologica e la digitalizzazione crediamo che la strada da percorrere per garantire la sostenibilità di un Ssn pubblico sia quella di selezionare i livelli essenziali di assistenza possibili, quelli cioè che possiamo garantire a tutti su tutto il territorio nazionale”. Nello specifico, il Rapporto ha monitorato il Ssn ponendosi dalla parte dei cittadini-pazienti, pur non trascurando ovviamente l’aspetto della compatibilità nell’ambito dei conti pubblici. C’è da dire che il nostro Paese per mantenere il sistema sanitario investe il 14,1% della spesa pubblica, circa l’1,1% in meno rispetto alla media europea, se pensiamo che l’Irlanda – paese che investe di più – tocca il 19,3%. Nel listino delle spese che una famiglia effettua nell’ambito sanitario, spicca in vetta la voce ‘dentista’, in quanto sono proprio le cure dentistiche a non essere supportate da un’adeguata offerta pubblica. Secondo un’indagine Istat-Rcfl del 2016, in Italia operano 37.047 medici odontoiatri, molti di meno rispetto alla media europea relativa alla presenza di odontoiatri a servizio della sanità pubblica. In proporzione, i liberi professionisti sono invece 31.604, ed il loro lavoro genera a sua volta un indotto rappresentato da decine di migliaia di assistenti alla poltrona, igienisti e addetti alla segreteria. Tra gli argomenti toccati dal rapporto, sprechi e corruzione fanno la loro ‘parte’, tanto è che gli organismi internazionali (come Ocse e Ue), inquadrano l’Italia nella medi di diffusione delle cattive pratiche e dell’illegalità. La corruzione e le frodi in ambito sanitario, a livello sanitario si aggirano intorno al 5,59%, con un range che spazia tra il 3,29 e il 10%. Una percentuale che, rapportata al nostro Paese, a fronte di una spesa pubblica di circa 113 miliardi di euro l’anno, significa un danno annuo di circa di 6,5 miliardi di euro. Se a questo capitolo, aggiungiamo poi l’impatto dell’inefficienza della spesa pubblica nel comparto sanitario – pari a circa il 3%- il peso degli sprechi (al 18%) della spesa totale, complessivamente ogni anno ‘perdiamo’ qualcosa come 23,6 miliardi di euro. C’è però da sottolineare che lo Stato fa quanto possibile per arginare tali perdite. Basta pensare che, solo nel 2016, il Comando dei Carabinieri per la tutela della salute, ha effettuato 13.881 operazioni di controllo nell’area della sicurezza sanitaria e farmaceutica, comminando sanzioni amministrative per 6.151.019 euro e .sequestrati beni 165.347.185 euro. Complessivamente, sul territorio italiano sono state chiuse – o sequestrate – 237 strutture, e sequestrati 38.002 dispositivi e presidi medici, 727.933 confezioni di farmaci, e 473.010 fiale o compresse. Non è stata certo di meno anche l’attività svolta dalla Guardia di Finanza che, sempre nel 2016, ha denunciato frodi relative all’accreditamento di strutture sanitarie, per oltre 50,4 milioni di euro; senza contare poi le truffe legate alle indebite percezioni di rimborsi e pagamenti da parte del Ssn (27 milioni di euro), e alle attività lavorative illecite svolte da dipendenti (7,1 milioni di euro). Glli ’sprechi’ legati alla medicina difensiva, raggiungono invece 13 miliardi l’anno, pari all’11,8% dell’intera spesa sanitaria totale, sia pubblica che privata. Non sfuggono poi le criticità legate all’’intramoenia che, fra la lunghezza delle liste di attesa per visite specialistiche e ricoveri ospedalieri, continua a generare una forte disparità nell’erogazione della cura su base censuaria, dilatando inoltre i tempi di accesso alle visite specialistiche per chi non vi fa ricorso. Per quel che riguarda invece i ticket, nel 2015 le famiglie hanno speso 1.403.626.000 euro, e 1.118.395.000 di euro per l’intramoenia. La quota di ricavo lordo dell’intramoenia risulta inoltre in ‘costante’ discesa: circa il 15% nel triennio 2005-2007, intorno al 13% nel 2008. In conclusione, dal canto suo, il presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio salute, previdenza e legalità, Vincenzo Macrì, osserva: “Il nostro Rapporto si astiene rigorosamente da qualsiasi tentazione di forzature interpretative dei dati acquisiti ed elaborati. Le fonti sono amplissime e, molte, di matrice internazionale. Ne risulta un quadro che apparirà sorprendente a chi ritiene, sulla base dell’informazione pubblica e di quella del web, che la situazione italiana sia decisamente peggiore delle altre per l’inefficienza, gli sprechi, le carenze organizzative, l’assenteismo, le prassi corruttive, che ne caratterizzano l’attività. E invece così non è”.
M.