Il decreto sicurezza è legge: soddisfazione della Lega

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    Il decreto sicurezza è definitivamente legge. Dopo il voto di fiducia ottenuto martedì, il provvedimento è passato ieri a Montecitorio ottenendo 396 sì, 99 no. Oltre alla maggioranza 5s e Lega, hanno votato a favore anche FdI e Forza Italia. Quattordici deputati del MoVimento 5s non hanno partecipato al voto finale sul decreto Sicurezza.
    Sarebbero, invece, 22 i deputati pentastellati ’assenti giustificati’, perché in missione. Gli assenti non giustificati M5S sarebbero 7-8 e tra questi figura anche Veronica Giannone, che non ha partecipato al voto per scelta.
    “Un altro pezzo del contratto di governo è stato realizzato – ha twittato il premier Giuseppe Conte – abbiamo assunto precisi impegni di fronte agli italiani e continueremo a rispettarli”. Al momento della proclamazione del voto, dai banchi della maggioranza, in particolare da quelli della Lega, è arrivato un ’boato’ di soddisfazione.
    Nessun applauso, invece, da parte degli alleati di governo del Movimento 5 stelle. Fotografia rovesciata, appunto, rispetto a quella scattata al momento del via libera – non definitivo – della Camera al ddl Anticorruzione. In quell’occasione erano stati i 5 stelle ad applaudire per la soddisfazione, di fronte al gelo della Lega. E sempre come un effetto ’specchio’ a parti invertite, in Aula sono presenti i big leghisti, con Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti seduti ai banchi del governo, e per i 5 stelle il ministro Riccardo Fraccaro. Per il ddl Anticorruzione mancava Salvini, c’erano invece Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede. “Sono contento, è una giornata memorabile. Sono felice e soddisfatto” ha detto il leader della Lega lasciando Montecitorio.
    Il provvedimento non è stato modificato rispetto al testo votato dal senato e interviene sulle norme relative a protezione internazionale, immigrazione e sicurezza pubblica, sulla funzionalità del ministero dell’interno e dell’agenzia dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (è prevista anche delega al governo per il riordino del personale della polizia e delle forze armate.
    Durante la dichiarazione di voto, i deputati del Pd avevano indossato delle maschere bianche sul volto, dopo che Graziano Delrio terminava la sua dichiarazione di voto. Il capogruppo dem a Montecitorio aveva detto: “Con questo provvedimento state creando degli invisibili senza volto”.
    Il presidente di turno, Fabio Rampelli, aveva subito ripreso i deputati Pd, chiedendo ai commessi di ritirare le maschere: “La Camera dei deputati non è avanspettacolo” aveva stigmatizzato. La legge varata dal parlamento modifica, tra l’altro, le norme che regolano la presenza dei migranti nel paese e abroga così il permesso di soggiorno per motivi umanitari (restano tuttavia alcuni permessi speciali per vittime di violenza o di grave sfruttamento, condizioni di salute di eccezionale gravità, situazioni contingenti di calamità naturale nel Paese di origine).
    Viene peraltro previsto il permesso di soggiorno per atti di particolare valore civile. Il provvedimento aumenta, quindi, il numero dei reati che, in caso di condanna definitiva, comportano il diniego e la revoca della protezione internazionale.
    I deputati M5s, in tutto 14, che non hanno partecipato al voto finale sul decreto Sicurezza sono: Barzotti Valentina, Businarolo Francesca, Cappellani Santi, Carinelli Paola, Cunial Sara, Daga Federica, Ehm Yana Chiarra, Gallo Luigi, Giannone Veronica, Penna Leonardo Salvatore, Ricciardi Riccardo, Sarli Doriana, Sportello Gilda e Vizzini Gloria.
    Di questi, 8 (Barzotti, Cappellani, Ehm Yana, Giannone, Ricciardi, Sarli, Sportiello e Vizzini) sono tra i 19 firmatari della lettera inviata al capogruppo Francesco D’Uva, nella quale esprimevano diversi dubbi e perplessità verso alcune norme del decreto, chiedendone la modifica.