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“Il Pd ha limiti nella conduzione, serve una nuova leadership”, Gori gela tutti. Franceschini ‘lo richiama’

Non scopriamo certo l’acqua calda, del resto, sin dal ‘dopo-Renzi’ (per altro ‘per procura’ ancora ‘ben presente’ all’interno del Nazareno), il Pd annaspa, cercando appigli ovunque. Forse lo sbaglio più clamoroso che poteva fare è stato proprio quello di aver accettato di far parte di una coalizione che, all’atto pratico, si è rivelata autolesiva. Non a caso, fu lo stesso Zingaretti inizialmente a non ‘vederla’ di buon occhio, forse conscio del fatto che poi, inevitabilmente, quanto di peggio ne sarebbe uscito, avrebbe finito per ritorcersi proprio contro di lui. Dunque, oggi che appare abbastanza evidente la ‘fragilità’ di questa maggioranza, ciascuno dei partiti dei quali si compone rischiano a turno di ‘implodere’…

E stamane seppure con eleganza e discrezione, è giunto il primo ‘segnale pubblico’, con il sindaco bergamasco Giorgio Gori il quale, nell’ambito di un evento-streaming ha affermato: “Credo ai grandi partiti e credo che i cambiamenti di cui questo Paese ha bisogno non li producano le piccole formazioni politiche con carattere personalistico (‘frecciatina’ contro Renzi… od il M5s?,ndr), ma che servano i grandi partiti popolari. Il Pd ancora lo è, ma vedo molti limiti nella conduzione dell’attuale Pd e per questo mi piacerebbe più concreto, più coinvolto a promuovere le riforme che servirebbero al Paese. E questa cosa deve anche trovare una nuova leadership e lo dico avendo molta simpatia e lealtà nei confronti dell’attuale segretario del Pd”.

Gori: “La nuova leadership forse è fra i sindaci Pd”

Del resto, ha proseguito con grande franchezza Gori, ”Se vogliamo incidere e aiutare questo Paese a tirarsi fuori da pasticci serve un altro Pd e forse dagli amministratori arriverà una nuova leadership, ma non sarò io. Da qui ai prossimi quattro anni non sarò io. Però posso dare una mano”.

Quindi, rivolto ai sindaci Pd – molti dei quali ‘renziani’ – il primo cittadino di Bergamo ha aggiunto: ”Credo che i sindaci e gli amministratori del Pd siano un pezzo di possibile nuova classe dirigente del Paese. Poi chi fa il sindaco – tenuto a rimarcare Gori – fa il sindaco, non c’è molto tempo di fare altro. Io che sono alla responsabilità amministrativa di una città particolarmente colpita e bisognosa di essere accompagnata in un percorso di ripresa mi sento chiamato a questo ruolo e non ad altro. Che non toglie che abbia voglia e sia disponibile a dare una mano al mio partito”.

Franceschini: “Ti informo che già c’è un segretario così”

Affermazioni per certi versi ‘pesanti’, certamente non buttate li ‘tanto per’, rispetto alle quali ha poi replicato Dario Franceschini: ”Ho letto questa interessante proposta di Gori che dice che al Pd serve un leader che sia un amministratore. Magari un Presidente di Regione? Magari di una grande Regione? Magari che non venga nominato ma vinca le primarie con il 70%?“.

Quindi, mostrando di aver ‘mal digerito’ le affermazioni di Gori, il ministro della Cultura ha tagliato corto con una sorta di ‘richiamo ufficiale’: ”Informo volentieri Gori che il segretario con queste caratteristiche l’abbiamo già e che il mandato di Zingaretti scadrà tra tre anni. Quindi porti pazienza e non apra inutili tensioni in un momento come questo di unità nel partito”.

Max