IL REFERENDUM, SPAURACCHIO DELLE BANCHE EUROPEEE (‘SE VINCE IL NO RISCHI PER TUTTI’), E FRUTTO ‘DEL RENZISMO, UNA MALATTIA’, SECONDO MASSIMO D’ALEMA

Con l’avvicinarsi di una data ormai divenuta ‘fatidica’ per il nostro Paese, in tanti tra schieramenti politici e potentati economici, italiani e non, continuano a dare il loro contributo alle ragione del sì o del no per il referendum del 4 dicembre. Oggi i ‘poteri’ economici forti da una parte, e un ‘politico di razza’ italiano, hanno espresso le loro perplessità circa le conseguenze del voto che decideranno gli italiani. E come rivela un’indagine condotta dal Wall Street journal, l’imminente  consultazione italiana sarà una sorta di test sulla debolezza delle banche europee e sulla loro capacità di arginare il contagio. Dunque, a livello europeo, le banche spagnole, quelle portoghesi, così come gli istituti tedeschi, Deutsche Bank su tutte, sono convinte che l’eventuale bocciatura della riforma costituzionale comporterebbe ripercussioni al già precario sistema bancario europeo e non solo italiano. Tra gli sitituti di credito ‘sensibilmente’ a rischio in caso di vittoria del ‘No’, c’è lo spagnolo Banco Popular. Risollevata con il prestito del piano bancario Ue, la banca ha in pancia circa 32 mld di euro di sofferenze, ha visto crollare il suo valore azionario ed i suoi vertici traballano. Con queste premesse, una vittoria del ’no’ e relativa ascesa al governo dei partiti euroscettici scoraggerebbe gli investimenti “nelle anemiche banche di tutta Europa e non solo d’Italia”, afferma Wsj. A seguire, la banca pubblica portoghese Caixa General de Depósitos, di recente oggetto di un piano di ricapitalizzazione da 4,6 mld di euro. Ma, a parte i due istituti di paesi messi al tappeto dalla crisi finanziaria del 2008, a rischiare in caso di turbolenze sul mercato italiano sarebbe Deutsche Bank. A rendere vulnerabile il primo istituto tedesco e a disincentivare gli investitoti a immettere capitale fresco se servisse, sono i costosi oneri per una sentenza legata ai subprime Usa, una severa ristrutturazione e la sua galassia di controllate. Al momento la banca non pensa a ricapitalizzare ma, osservano gli analisti citati dal Wsj, “se gli elettori bocciassero la riforma del premier Renzi, le ricapitalizzazioni delle deboli bache europee sarebbero più difficili. Una sconfitta di Renzi – conclude la testata – potrebbe comportare un voto anticipato e rafforzare M5S, che mette in discussione i vantaggi dell’euro. E questo, sulla scia del voto britannico per uscire dall’Ue, aumenterebbe l’incertezza sulla forza dell’Unione pesando su crescita e investimenti”. Ma ‘internamente’ al nostro Paese, c’è anche chi, pur vestendo la stessa casacca (forse addirittura uno dei sarti che l’hanno confezionata), non vede assolutamente di buon grado l’affermazione del ‘Sì’ ed anzi, ne prevede l’inefficacia proprio perché avente Matteo Renzi fra i suoi convinti sostenitori. E Massimo D’Alema ha spiegato le sue ragioni ospite di  ’L’aria che tira’ su La7 dove, intervenendo sulla vicenda De Luca, ne ha approfittato per tirare le somme: “De Luca ha preso una malattia, il ’renzismo’. Dal 5 dicembre spero riusciamo a fermare l’epidemia… Il vaccino ce l’hanno italiani, è nelle loro mani. E’ un messaggio che viene dall’alto – ha aggiunto D’Alema – Quando un presidente del Consiglio approfitta degli indirizzari ufficiali dell’Aire per far pervenire agli italiani all’estero, insieme alla scheda elettorale, una lettera in cui dice come devono votare, compie un abuso dimostrando l’arroganza del potere. Il messaggio che il potere può essere usato in modo arrogante, poi, viene raccolto da tutti. Quando io ero premier – ha poi concluso l’ex segretario del pd, mandando un chiaro segnale – non so che facesse De Luca ma sinceramente io non ho mai abusato del mio potere e quando ho avuto la percezione che la maggioranza degli italiani non sostenesse il governo, anche se si trattava di un voto regionale, mi dimisi la mattina dopo”.

M.