Il Tap viene bloccato dalla magistratura

Il gruppo permanente degli attivisti No Tap chiede una sorta di moratoria al governo del premier Conte: dicono “Ma meno di un mese addietro non era tutto in regola”?
Insomma siamo in piena bagarre. Nel giro di dieci mesi s’è passati dall’ipotesi di querele da parte di Tap contro gli attivisti del comitato che si oppone al gasdotto, all’apertura dell’inchiesta della magistratura sul presunto inquinamento nella falda del cantiere di San Basilio (in territorio di Melendugno).
A febbraio scorso il primo allarme lanciato da Movimento No Tap e consulenti dell’amministrazione comunale di Melendugno. Oggi la notizia delle perquisizioni e dei sequestri di documentazione nelle sedi della società e presso un laboratorio di Padova che svolge le analisi ambientali.
Il Movimento No Tap ha diffuso una nota: “Oggi – si legge nella nota – chiediamo massima chiarezza su quanto sta avvenendo. Non è ancora tempo di esultare, lo sappiamo benissimo: le indagini seguono un loro corso, e fino alla sentenza definitiva non potremo essere contenti”.
Nelle scorse ore l’iniziativa dei Carabinieri ha tirato in ballo anche l’aspetto politico della vicenda: dice il capo dei No Tap “La nostra battaglia, una battaglia di civiltà, ha sempre denunciato irregolarità, che oggi forse vengono a galla. Come si porrà ora quel governo che, meno di un mese fa, dichiarava di non poter fermare l’opera in quanto non emergevano irregolarità? E quel ministro del Sud che aveva le mani legate, oggi come si sente?”
Per il movimento, che dal primo giorno contesta passo dopo passo l’iter procedurale ed operativo per la realizzazione del gasdotto, il quadro generale è tale da rilanciare lo stop ai lavori, “almeno fino a quando le indagini non saranno chiuse”. Il movimento chiede anche la chiusura del cantiere di San Foca.
Intanto una corposa documentazione riguardante la realizzazione del gasdotto Tap è stata sequestrata nelle sedi legali e operative di Melendugno, Lecce, Roma, dai Carabinieri del Noe e tre persone risultano indagate. I nomi che sono stati iscritti sul registro degli indagati sono quelli di Clara Risso (legale rappresentante di Tap Italia), Michele Elia (country manager della società) e Gabriele Paolo Lanza (project manager di Tap in carica dal 15 marzo scorso). L’ipotesi di reato è scarico abusivo contenente elementi inquinanti.
L’operazione è stata fatta dai carabinieri del Noe di Lecce, miliari del Noe di Roma e Milano, insieme ai colleghi del comando provinciale, che hanno dato esecuzione ad un decreto di perquisizione e sequestro messo dalla Procura di Lecce, a firma del Procuratore Capo Leonardo Leone De Castris e del sostituto procuratore Valeria Farina Valaori, nell’ambito del procedimento penale aperto sulla realizzazione del gasdotto Tap. Il decreto ha riguardato nello specifico la perquisizione delle sedi legali, operative, uffici e cantieri della società “Trans Adrtiatc Pipeline” SPA tra Melendugno, Roma e Lecce, mentre a Villafranca padovana è stata perquisita la sede del laboratorio di analisi SGS Italia S.p.A., il centro di analisi utilizzato dalla multinazionale per le indagini ambientali sui vari cantieri dell’opera. E’ stata sequestrata una corposa documentazione anche su supporto informatico ed in particolare sono stati sequestrati tutti rapporti di prova analisi e altri documenti dal novembre 2017 ad oggi collegati ai campionamenti effettuati sulle acque di falda sottostanti il cantiere Tap in località San Basilio di Melendugno dove dalle indagini condotte dal Noe e da Arpa Puglia era stato riscontrato il superamento della concentrazione della soglia di Comp di contaminazione di alcuni parametri tra i quali il cromo esavalente.
Sul gasdotto Tap “c’è un’inchiesta della Procura di Lecce che io mi auguro faccia chiarezza. Noi il Tap non l’abbiamo voluto né imposto, ce la siamo trovato, ma sicuramente non daremo agevolazioni” dice il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, commentando l’operazione dei Noe negli uffici Tap. “Quando abbiamo incontrato il sindaco di Melendugno abbiamo promesso, anche grazie e attraverso il premier Conte, che non ci sarebbero stati decreti salva Tap”.