IMMIGRAZIONE: BUDAPEST, SGOMBERATA LA PIAZZA DELLA STAZIONE DALLA POLIZIA

Il vicepremier ungherese Janos Lazar, intervenendo in Parlamento, oggi, ha incolpato la cancelliera tedesca Angela Merkel del caos e dei disordini avvenuti alla stazione Keleti di Budapest. I profughi siriani chiedono di partire per la Germania senza registrazione, facendo riferimento alle dichiarazioni della Merkel. La polizia ungherese ha sgomberato la piazza davanti alla stazione Keleti, nel centro di Budapest. Contro i migranti che si erano accalcati nella speranza di poter partire gli agenti hanno usato anche lacrimogeni. Un doppio cordone chiude le entrate della stazione. Sono centinaia i profughi seduti ai margini della piazza Baross di Budapest, in attesa di poter accedere di nuovo alla stazione Keleti, col sogno di poter raggiungere paesi dell’Ovest europeo. “Vogliamo partire!”, “Siamo siriani!” “Germany” si legge su cartelloni che hanno preparato in inglese, per manifestare le loro speranze. La polizia ha blindato con delle balaustre i tre ingressi dello scalo ferroviario da cui ieri sono partiti migliaia di migranti verso Austria e Germania. La polizia ungherese ha chiuso la stazione Keleti a Budapest a causa dei tumulti provocati da migliaia di migranti, che chiedono di raggiungere i paesi occidentali d’Europa e in particolare Germania e Austria. Dopo un’ora è stata riaperta ma i migranti non vengono lasciati entrare. “La prospettiva è arrivare ad un sistema d’asilo su scala europea”: il primo vicepresidente della Commissione Frans Timmermans getta il cuore dell’Ue oltre l’ostacolo ed invoca il rispetto delle regole, secondo i principi di “solidarietà, umanità e fermezza”. Tutti i 28 sono chiamati a “mobilitarsi” facendo la propria parte di fronte alla “grande sfida migratoria”. “Nessuno si può più nascondere”, dice Timmermans, riferendosi alle capitali più restie ad abbracciare l’approccio europeo. Bruxelles insiste: la strada “dell’ognuno per se” o dei muri, non invia il giusto messaggio. Francia e Germania spingono per spalancare la porta socchiusa della solidarietà europea. Il premier Manuel Valls da Calais afferma di voler arrivare ad un “sistema unificato di asilo con un’armonizzazione di regole e di livelli di prestazioni” ed invita a “riflettere sull’impiego di guardie di frontiera europee”, mentre Angela Merkel richiama l’Europa a “muoversi complessivamente”, a “condividere la responsabilità della tutela del riconoscimento del diritto di asilo”, facendo sapere che nell’Unione c’è “un grande accordo per aiutare l’Italia” nella crisi dei profughi. Il percorso per il riconoscimento reciproco nei 28 del diritto d’asilo, tuttavia, è di “lungo periodo”, spiegano fonti Ue, “perché comporta una revisione legislativa” e ad oggi “non ci sono scadenze temporali previste”. Ciò che invece potrebbe essere più immediato, per portare sollievo ai Paesi in prima linea, è un meccanismo permanente per il ricollocamento dei profughi su scala europea, da attivare in situazioni di emergenza. Si tratta di un sistema figlio dello schema di ricollocamenti intra-Ue che puntava a ridistribuire 40mila profughi in due anni, 24mila dall’Italia e 16mila dalla Grecia, ma che per il momento è rimasto bloccato a poco più di 32mila a causa della resistenza opposta da alcuni Stati membri.Secondo la roadmap della Commissione Ue, la proposta legislativa dovrebbe arrivare entro fine dicembre, ma fonti diplomatiche europee lasciano intendere che potrebbe esserci un’accelerazione. “Il 9 settembre, pochi giorni prima del consiglio straordinario dei ministri dell’Interno Ue (fissato per il 14), il presidente Juncker terrà un discorso sullo stato dell’Unione davanti al Parlamento europeo. Offrirà spunti interessanti sull’immigrazione”, promettono. Tra gli argomenti sul tavolo della riunione dei responsabili dell’Interno del 14 settembre, i dossier sugli hotspot (i centri per smistare i richiedenti asilo dai migranti economici) ed i rimpatri veloci, oltre alla lista europea sui Paesi di origine sicuri, destinati ad imprimere un’accelerazione nelle decisioni sull’asilo, così come richiesto da Berlino, Parigi e Londra in una lettera alla presidenza lussemburghese. Intanto, dopo le dichiarazioni del ministro britannico Theresa May sul Sunday Times che vorrebbero limitare anche la libera circolazione dei lavoratori Ue, Bruxelles ammonisce: “La libera circolazione dei cittadini europei è parte integrante del mercato unico e un elemento centrale del suo successo”. Ma mentre in Europa si parla, in mare (e non solo) si continua a morire. E’ salito infatti ad almeno 37 morti il bilancio del naufragio di ieri davanti alle coste di Khoms, a est di Tripoli. Ai sette cadaveri trovati sulle spiagge se ne sono aggiunti altri 30, individuati al largo e ancora non recuperati.