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In memoria di Rutger Hauer, indimenticabile maschera del cinema medievale

Spirato all’età di 75 anni, Rutger Hauer è senz’altro uno degli attori più rappresentativi degli anni ’80. I suoi ruoli sono collegati soprattutto ad un certo cinema in costume, tra il genere fantasy e il medievale, molto popolare negli anni ’80-’90. Dopo una gioventù trascorsa sulle navi mercantili olandesi decise di votarsi al teatro. Pochi anni di studio e una serie di fortunate coincidenze lo catapultarono sul set di Floris, serie tv in costume del 1969 ambientata nel XVI secolo che ebbe un enorme successo nei Paesi Bassi e nel quale Hauer interpretò la parte del protagonista, il cavaliere Floris van Roozemond. Oltre ad un’estesa fama in Patria, la partecipazione nella serie gli fruttò il debutto sul grande schermo grazie all’ingaggio da protagonista in Fiore di carne di Paul Verhoeven, una pellicola tratta dall’impetuosa storia d’amore narrata nel romanzo Olga la rossa di Jan Wolkers del 1969. Il sodalizio con Verhoeven valse ad Hauer altre quattro interpretazioni in altrettanti film: Kitty Tippel… quelle notti passate sulla strada (Keetje Tippel) del 1975, Soldato d’Orange (Soldaat van Oranje) del 1978, Spetters del 1980 e L’amore e il sangue (Flesh and Blood) del 1985, pellicola nella quale Hauer tornò a vestire i panni del guerriero medievale.

Nel frattempo Hauer ebbe modo d’interpretare il ruolo più celebre della sua carriera, quello del replicante Roy Batty, nel capolavoro di Ridley Scott, Blade Runner del 1982. In questo film Hauer recita il monologo Tears in the rain (“Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare“), forse il momento di recitazione più alto della sua carriera professionale. Interessante notare come l’attore sia scomparso nel 2019 in coincidenza dell’anno nel quale è ambientata la celebre pellicola di Scott. Anche un episodio di cronaca avvenuto pochi giorni prima della sua eterna dipartita è legato in qualche maniera a Blade Runner e ad un futuro dove le macchine sapranno ragionare come gli uomini. Lo scorso 11 luglio infatti per la prima volta Pluribus, un apparecchio d’intelligenza artificiale, creato dai ricercatori di Facebook e Carnegie Mellon University, è stata capace di battere alcuni tra i più blasonati campioni di poker. Questo super androide del tavolo verde ha dell’incredibile dal momento che è stato “educato” a bluffare, un meccanismo di ragionamento decisamente più complesso rispetto alle equazioni matematiche del potentissimo calcolatore IBM Deep Blue che nel 1996 seppe dominare il genio scacchistico del pluricampione mondiale di origini russe Garry Kasparov. Coincidenze che rendono più romantico il passaggio ultraterreno di Hauer e contribuiranno forse ad alleggerire la comprensibile tristezza dei fan di questo mostro sacro del cinema.

Nel 1985, insieme al sopracitato L’amore e il sangue di Vernhoeven, Hauer ebbe modo di cimentarsi in un altro ruolo leggendario tra il fantasy e il medievale in Ladyhawk di Richard Donner, nel quale la maschera olandese del cinema interpretò Etienne Navarre, capitano di guardia del XIII secolo accompagnato da uno splendido falco (sorta di animale di potere o alter ego magico) al quale resta indissolubilmente legato nelle avvincenti vicissutidini della pellicola. Un crescente travolgente di shapeshifting, cambi magici di aspetto e colpi di scena, pienamente in linea con le narrazioni dell’età di mezzo che paradossalmente non troppo si discosta dalla narrativa fantascentifica sempre molto legata a questo genere di storie del quale Hauer fu grande interprete. Magia e genere fantasy sono il substrato nel quale si svolgono anche le vicende di Simon Magus, film di Ben Hopkins del 1999 nel quale Hauer, dopo 9 anni tra cinema impegnato (vedi la parte di Andreas Kartack ne La Leggenda del Santo Bevitore di Ermanno Olmi del 1999) e azione hollywoodiana (vedi l’indimenticabile parte di Nick Parker, il non vedente dalla spada infallibile di Furia Cieca di Nick Parker del 1999) tornò nel suo habitat naturale cimentandosi nella parte di un conte cultore della poesia chiamato lo scudiero (the squire). Barbarossa di Renzo Martinelli del 2009 è l’ultimo film nel quale è possibile godere delle “gesta da cavaliere” di Hauer sul grande schermo, mentre l’ultima parte in “costume storico” risale al suo recente cameo nel primo episodio della serie britannica The Last Kingdom del 2015.

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Italia Sera