Intesa per il Pil al 2,4%, Di Maio: “Non vogliamo andare allo scontro con l’Europa”  

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    Mercati tesi dopo l’accodo di governo raggiunto per la manovra economica che vede il rapporto deficit-pil al 2,4%. Viva la soddisfazione espressa dai vicepremier Di Maio e Salvini, che non si dicono preoccupati per le conseguenze in Europa, soprattutto sotto il profilo dei mercati.?”Ora parte l’interlocuzione con l’Ue – ha detto il leader dei cinque stelle Luigi Di Maio – e con i grandi investitori privati e non abbiamo intenzione di andare allo scontro”.?”Non sono preoccupato – ha continuato Di Maio in riferimento all’andamento della Borsa e della spesa – perché nei prossimi giorni vogliamo incontrare tutti i soggetti pubblici e privati che rappresentano la realtà del mercato e ribadire che nel 2,4% ci sono anche 15 miliardi di euro di investimenti, è il più grande piano di investimenti mai fatto in Italia”. “Considero l’intervento di Moscovici interlocutorio, – conclude il vicepremier pentastellato – le preoccupazioni sono legittime ma il governo si è impegnato a mantenere il deficit/pil al 2,4% e vogliamo ripagare il debito”.?Secondo il leader leghista Matteo Salvini, la nota di aggiornamento al Def è “un passo verso la civiltà. I mercati se ne faranno una ragione”, queste le dichiarazioni al suo arrivo al comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza a Milano.?In merito al ministro Tria, Salvini assicura che “Non è mai stato in bilico”. “È un membro del governo, un governo che in maniera compatta piano, piano con intelligenza e responsabilità – ha aggiunto – sta mantenendo uno per uno gli impegni presi”. 
    Nel caso in cui Bruxelles bocciasse la manovra, il ministro ha dichiarato convinto “noi tiriamo avanti”. “Pensiamo di lavorare bene per la crescita del Paese, per ridare fiducia, speranza, energia e lavoro – ha concluso – quindi sono felice di quello che abbiamo fatto in questi quattro mesi e di quello che faremo nei prossimi quattro anni”.?Tradotta in numeri, la manovra prevede: 12,5 mld per Iva; altri 10 mld a reddito di cittadinanza, 8 mld per quota 100; alzare l’asticella del deficit fino al 2,4% del Pil nella Nota di aggiornamento al Def libererà circa 27 miliardi di euro per la manovra (partendo dal dato tendenziale dello 0,8% inserito nel Def di aprile) e consentirà di portare a casa gran parte delle misure annunciate nel contratto di governo, a partire dalla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia sull’Iva che pesano per 12,5 miliardi sul bilancio del prossimo anno. Il reddito di cittadinanza vale invece 10 miliardi, poco più di quanto dovrebbe richiedere la revisione della legge Fornero con l’introduzione di quota 100 per andare in pensione, quotata al momento dalla Lega tra i 6 e gli 8 miliardi. La flat tax sugli autonomi dovrebbe invece valere 1,5 miliardi (proiettati però in gran parte nel 2020), così come lo stanziamento a favore dei risparmiatori colpiti dai crac bancari. Secondo Luigi Di Maio, alle coperture in deficit dovrebbero anche affiancarsi tagli di spesa, con una “riorganizzazione della spesa pubblica improduttiva”.
    “Per la prima volta lo Stato è dalla parte dei cittadini. Per la prima volta non toglie, ma dà. Gli ultimi sono finalmente al primo posto perché abbiamo sacrificato i privilegi e gli interessi dei potenti. Sono felice. Insieme abbiamo dimostrato che cambiare il Paese si può e che i soldi ci sono” ha scritto in merito Di Maio sul suo profilo Facebook.  
    Ma se da una parte c’è la vittoria della linea M5S e Lega, dall’altra c’è quella dell’opposizione tra bisbigli, preoccupazioni e grande attesa per la risposta, nei giorni che verranno, di Borse, Europa e spread. Un solo punto fermo: il ministro del Tesoro Giovanni Tria resta al suo posto, ben sapendo che, nella sua scelta, può contare sulla piena sponda del capo dello Stato. Fonti del Quirinale smentiscono con decisione che tra Mattarella e Tria ci siano stati contatti anche se è risaputo che il Quirinale è sempre stato contrario alle dimissioni del titolare del Mef. C’è, poco dopo l’intesa raggiunto sul 2,4% del deficit/Pil, una telefonata tra Mattarella e il premier Giuseppe Conte, che arriva negli stessi momenti in cui Luigi Di Maio e i ministri M5S si affacciano dal balcone di Palazzo Chigi per celebrare il loro “trionfo”, acclamati dai parlamentari pentastellati che, dalla congiunta, si spostano con tanto di bandiera a 5 Stelle, davanti Palazzo Chigi. “Ce l’abbiamo fatta”, urla Di Maio brandendo il pugno dal balcone della sede del governo. Poi i ministri del Movimento scendono in piazza, assicurano che Tria non è in discussione, definiscono il ruolo di Conte “importantissimo” laddove, di fronte al timore della reazione dei mercati, Di Maio sottolinea: “spiegheremo che ci sono cosi’ tanti investimenti in più che faranno crescere l’economia: saremo credibili”.?Proprio la previsione del “più consistente piano di investimenti pubblici che sia mai stato realizzato in Italia”, come spiega Conte su facebook dopo il Cdm, sarebbe stato – secondo fonti del governo – un tassello importante nel convincere Tria. Tanto che, in Cdm, l’ok alla previsione del 2,4% del deficit/Pil per tre anni arriva all’unanimità, dato quest’ultimo, che piace molto alla Lega. Anche se Matteo Salvini sceglie di non metterci la faccia e lascia la piazza al M5S, forse temendo la reazione dell’elettorato del Nord, forse decidendo di assumere un atteggiamento più attendista in vista della reazione mercati. E, a quanto raccontano fonti di governo, ancor più prudente sarebbe stata la linea di Giancarlo Giorgetti nel corso del vertice della manovra, con il sottosegretario che avrebbe caldeggiato, invano, di non superare il tetto del 2,1%. Ma così non è stato e ora, il primo e il 2 ottobre, toccherà a Tria spiegarlo prima all’Eurogruppo e poi all’Ecofin.