ISIS, GUERRA DI DIO O DEGLI UOMINI? di Alessia Lambazzi

Parole forti quelle pronunciate nel video diffuso su Twitter da al Adnani, portavoce

dello Stato Islamico. L’Isis, gruppo terroristico di natura jihadista, nasce con lo scopo

di creare un califfato nei territori conquistati dai militanti dello Stato Islamico in Siria

e in Iraq, imponendo la Sharia, ovvero la legge islamica. Ma si fa sempre più strada

una minaccia più vasta, la volontà di espandere questo dominio al resto dell’Europa

“saremo noi a portare la jihad nelle vostre terre”, afferma ancora al Adnani, e di

sottomettere il mondo intero, iniziando una guerra in nome della religione.

L’espressione guerra santa è sempre più diffusa ed utilizzata da terroristi di matrice

islamica, responsabili di atroci attentati, quasi fosse un motto per promuovere una

battaglia contro l’Occidente che coinvolge tutti, nessuno escluso.

In realtà quella che viene chiamata “guerra santa” corrisponde alla jihad. Questo

termine significa “sforzo” ed è utilizzato talvolta per rappresentare uno sforzo

interiore, per raggiungere la perfezione, talvolta uno sforzo bellico, per difendere e

diffondere la fede, e più in generale lo sforzo di seguire la legge di Allah.

Per gli esponenti dell’Isis chi non appartiene all’identità religiosa da loro proclamata

è un infedele e va convertito, molto spesso con la forza della violenza, annichilendo

così l’individualismo. A volte la guerra è necessaria, a volte si scelgono le battaglie

per cui combattere e a volte il bene di qualcuno rappresenta il male di qualcun altro.

Quel che è certo è che le battaglie generalmente si combattono per se stessi, non in

nome di qualcuno o di qualcosa. Il dubbio è che quell’ossimoro rappresentato dalla

guerra santa, sia da attribuire più alla volontà degli uomini che non a quella di Dio.