ITALIA NEL MIRINO DEGLI ESTREMISTI ISLAMICI di Veronica Romano

 

 

 

 

 

 

La jihad è in Italia. Tre arresti più una sorveglianza speciale per la prima volta applicata. Questo il risultato di una lunga operazione coordinata dalla procura di Brescia. “Arruolamento con finalità di terrorismo internazionale” è l’accusa per Alban ed Elvis Elezi, zio e nipote albanesi, mentre è di “apologia di associazione con finalità di terrorismo internazionale” per El Madhi Halili, ventiduenne, con cittadinanza italiana. Dietro l’arresto degli Elezi c’è la figura di Anas El Abboubi, ventiduenne marocchino, con precedenti per terrorismo internazionale nel 2013, rilasciato dal Tribunale del riesame, e tornato in Siria per unirsi a gruppi jihadisti. Nuovi elementi hanno permesso al pm Leonardo Lesti di ottenere un’ordinanza di custodia cautelare per “addestramento con finalità di terrorismo internazionale’’ per El Abboubi. Elementi rintracciati anche dal web, dopo quest’ultimo, si fa ritrarre con un mitra mentre afferma “Giuro, siamo venuti per uccidervi uno ad uno” e “ uccidere i pagani è un dovere per ogni musulmano. Il nostro concittadino, El Madhi Halili, è invece l’autore de “Lo Stato Islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare”, 64 pagine in cui si descrive ed esalta il Califfato. Testo che, per gli investigatori, è di notevole importanza in quanto, scritto interamente in italiano, è destinato a potenziali seguaci italiani. Il procuratore di Brescia, Tommaso Buonanno, è stata “una giornata importante per la lotta al terrorismo, perché dimostra come gli investigatori e gli inquirenti mostrino attenzione verso questa nuova situazione, pur con carenze di risorse”. È la prima volta che si applica la norma che punisce i reclutati, oltre che i reclutanti: un provvedimento di sorveglianza contro un ragazzo tunisino, residente nella provincia di Como, pronto a partire per la Siria. “Significa che sta funzionando il sistema di prevenzione” ha spiegato Angelino Alfano, ministro dell’ Interno. Ovvero, è stata applicata la stessa regola che è stata, fino ad ora, utilizzata per i sospettati di mafia.