L’arresto di Lucano non ferma il ‘modello Riace’

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    ‘Il modello Riace’, così come è stato ribattezzato, non è stato demolito neanche dopo l’arresto del sindaco della cittadina calabrese, accusato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Il prototipo dell’accoglienza ai migranti è stato trasferito in Sicilia, a Noto, famoso per il barocco. Per favorire l’integrazione e, contemporaneamente, stimolare la ricerca sul campo, si sta pensando di creare un laboratorio che coinvolga i profughi. L’iniziativa verrà trattata nel corso di una riunione, organizzata dal Center for Migration Studies Mediterraneo Sicilia Europa, dalla Onlus MediterraneoSiciliaEuropa e dal Cumo, l’organo che raggruppa le diverse università siciliane del lato occidentale e orientale.Gli organi coinvolti precisano che non si vuole creare l’ennesimo centro studi fine a sé stesso, ma di realizzare una specie di termometro attivo che, con la raccolta di dati e analisi, cerchi di sensibilizzare l’opinione pubblica. Il progetto vuole includere personalità del campo della ricerca, del giornalismo e della medicina, in modo tale che le loro esperienze si aggreghino con quelli degli stessi migranti. Un metodo, giudicato efficace per sconfiggere la paura verso chi proviene dal continente Africano e sfruttare la migrazione come risorsa. Tra i punti del progetto vi è quello relativo all’educazione, per cui sono stati stanziati fondi appositi per far studiare insieme giovani siciliani meno abbienti e ragazzi immigrati e farli specializzare proprio nei settori relativi all’accoglienza e all’immigrazione, con borse di studio già disponibili per 50 candidati. ?”Nessuno può illudersi che il fenomeno sia contingente. Il dibattito sulle migrazioni riguarda centinaia di milioni di esseri umani   – sottolinea Maurizio Caserta, professore di Economia all’università di Catania che presiederà i lavori del congresso – e quindi non può essere condizionato da partigianerie. Né tantomeno, un episodio ancora tutto da chiarire come l’inchiesta su Riace può essere utilizzato come grimaldello per dare ragione agli uni o agli altri, perché alla fine a pagare questa speculazione sarebbero sempre i più deboli: i migranti”.Per questo si punta a realizzare una mappa ragionata dei luoghi in cui si scandisce oggi il percorso dell’esodo dall’Africa all’Europa, individuando – come recita il titolo del congresso – “posti di blocco, controlli sanitari, rifornimenti e pedaggi”. Sono queste le tappe forzate in cui avviene lo sfruttamento dei migranti da parte di funzionari corrotti e milizie, ma anche l’aggravamento delle loro condizioni di salute che li fanno arrivare sulle nostre spiagge in condizioni precarie. “Nell’era della globalizzazione e dei grandi flussi migratori – spiega El Hamad Issa, docente universitario e dirigente medico responsabile Malattie Infettive degli “Spedali Civili” di Brescia -, la sorveglianza, il controllo e la prevenzione delle patologie diffusibili in comunità sono obiettivi prioritari per l’azione dei moderni sistemi sanitari. Si deve garantire il diritto alla salute a tutte le fasce di popolazione, a cominciare da quelle più deboli, ed interventi specifici per favorire l’inclusione degli immigrati nei normali percorsi di salute e per la riduzione della clandestinità sanitaria”.