L’opposizione attacca la nuova manovra, Martina:

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    La tensione per la nuova manovra economica non si respira solo sui mercati e borse, ma anche tra le fila dell’opposizione di governo, a cominciare dal segretario reggente del Pd, Maurizio Martina. Intervistato in mattinata a “Circo Massimo” su Radio Capital da Massimo Giannini, il capogruppo dei dem va giù duro contro l’esecutivo, affermando che la manovra ha messo “cento miliardi di deficit sulle spalle dei giovani, zero investimenti, condono fiscale”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il giudizio riservato al ministro dell’Economia, Giovanni Tria: “Io non capisco come un ministro che ha detto cose precise, oggi possa incassare quello che è stato annunciato senza dire nulla”; parole chiaramente riferite a quanto dichiarato dallo stesso Tria nei giorni scorsi, quando cioè il ministro aveva rassicurato partner europei e mercati sul rispetto degli impegni di bilancio. “In questi anni abbiamo fatto un lavoro di ricostruzione dell’Italia dopo la più grande crisi dal dopoguerra, per mettere in sicurezza i conti del paese. Per tutelare contribuenti, famiglie e imprese italiane. Il voto del 4 marzo non consente a chi governa oggi di poter fare tutto. – ha continuato Martina – Di fronte all’irresponsabilità di questo governo non possiamo non alzare la voce. Vorrei un governo che si rendesse conto delle scelte che compie”.
    Confermata dunque la mobilitazione per domenica a Roma da parte del Pd: “Non possiamo non scendere in piazza davanti a chi sta mettendo il Paese a rischio; arriveranno da tutta Italia 200 pullman, 6 treni e tante persone che vogliono costruire assieme a noi l’alternativa”.
    Una manovra insomma che finirà per scaricarsi sulle tasche degli italiani e delle future. Questa è la posizione del Pd, i cui senatori non a caso hanno lanciato su Twitter l’hashtag #pagailpopolo. Negativa anche la reazione al Def di Renato Brunetta, responsabile economico di Forza Italia: “Aver fissato il deficit al livello del 2,4% per i prossimi tre anni è una vera provocazione nei confronti dell’unione europea. In altri termini, è la volontà del governo populista e sovranista Lega-M5S di farsi dire di no alla legge di bilancio, per fare campagna elettorale alle prossime elezioni europee contro l’Europa matrigna, contro l’euro, contro i mercati. Bannon non avrebbe saputo fare di meglio”. “Fermare questo governo – è il commento di Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo – è un atto d’amore per l’Italia”.
    Giorgia Meloni (FdI) si affida invece all’ironia su Facebook: “Il M5s scende in piazza a festeggiare perché farà più deficit e più debito per aumentare la spesa corrente dello Stato. Pensate quante feste avrebbero dovuto fare durante la prima Repubblica. I veri precursori del governo del cambiamento sono Fanfani e Cirino Pomicino. Ma anche Renzi potrebbe dire la sua”.