LA FIDUCIA E’ STATA UNA VIOLENZA: GRASSO LASCIA IL PD

    “E’ stata una scelta sofferta, ho ritenuto di lasciare il Partito democratico, proprio perché non mi riconosco più nel partito in cui ero entrato, non ne condivido più né il metodo e né il merito. Ho voluto aspettare l’approvazione della legge elettorale proprio per rispetto del mio ruolo istituzionale, che mi imponeva di mettere da parte i miei convincimenti, i miei sentimenti. Per tutta la mia vita ho sempre rispettato l’indipendenza delle istituzioni e continuerò a farlo, posso rassicurare che continuerò nel ruolo di presidente del Senato. Ho informato della mia decisione tutte le cariche istituzionali -ha aggiunto Grasso- perché non lo apprendessero soltanto dalle agenzie e dalla stampa. Il fatto che il presidente del Senato, che rappresenta tutta quanta l’Assemblea, vede passare una legge elettorale che è stata redatta in un’altra Camera senza poter nemmeno discutere o cambiare una virgola, questo penso che è una sorta di sofferenza, di violenza, che ho sentito di rappresentare personalmente. Adesso procederemo. Non ho ritenuto di farlo prima, perché rispetto l’indipendenza del ruolo delle Istituzioni”. Così, a sorpresa – ma forse non troppo – asll’indomani dell’approvazione del Rosatellum, il presidente del Senato ha comunicato la sua decisione di lasciare il Gruppo del Pd. Una decisione ha spiegato Grasso, “sofferta, e presa dopo l’approvazione della legge elettorale, per rispettare l’indipendenza delle Istituzioni”. Il presidente Grasso ha poi definito l’approvazione della nuove legge elettorale, “una sorta di violenza”, in merito all’impossibilità da parte del senato, di poter intervenire sul testo approvato dalla Camera con il ricorso alla fiducia. La decisione di Grasso ha lasciato atoniti diversi parloamentari Pd che hanno riferito: “Siamo stati colti di sorpresa. Grasso ha comunicato al gruppo la sua decisione nel momento in cui usciva la notizia. Il suo dissenso era noto e andava avanti da tempo, ma l’addio non era previsto per oggi. Evidentemente – affermano invece i renziani più tenaci – Mdp gli ha chiesto un gesto eclatante per legittimare la leadership della sinistra…”. Secondo il segretario di Sinistra Italiana, Frantoianni, si tratta di un “Fatto politico importante e positivo” mentre, Speranza plaude spiegando che “aa politica ha bisogno di buoni esempi”. Ovviamente maldigerita dai renziani e, anzi, ’discutibile’ la scelta del presidente del Senato, ch eparlano di una mossa “politica” e costruita a tavolino come “trampolino di lancio” per costruire la sua leadership a sinistra: “E non si dimette da presidente del Senato, perché siamo in sessione di bilancio e così fa vedere che lui ha senso delle istituzioni. Pensare che proprio lui che ci ha assillato ogni giorno con la riforma dei regolamenti anti-cambi di casacca, ora se ne va dal gruppo…”.
    M.