Home ATTUALITÀ La “manina” s’intrufola in Sogin

La “manina” s’intrufola in Sogin

Le vecchie logiche ritardano le nomine

Le esigenze di lentezza nello smantellamento delle centrali nucleari (ex Enel) come dei siti sperimentali Enea è comodo al sistema: così la Sogin è costretta a non operare. Si mormorava che il compito della Sogin fosse proprio quello di cincischiare, di giocare su un maldestro rimpallo di competenze, in modo da gettare nella confusione l’operazione d’individuazione dei siti idonei al cosiddetto “deposito nazionale”. Insomma l’Italia non solo ha subito danni dal mancato utilizzo del nucleare ma, ironia della sorte, è toccato al contribuente sopportare anche i costi del rimpallo di competenza di Sogin.

I luoghi erano stati tecnicamente individuati dall’azienda nel 2014, attraverso un complesso processo di “esclusione di porzioni di territorio” (come si dice in gergo tecnico): nel 2014 viene redatta la Cnapi (Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee) e stabilita per il 2 gennaio 2015 la consegna ad Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Insomma un intreccio di competenze burocratiche, ma la responsabilità non è ascrivibile alla Sogin, piuttosto alla gara fra partiti politici che negli ultimi cinque anni hanno rimpallato (per convenienze comuni e trasversali) ai posteri il papocchio.

Il Papocchio nucleare

Il papocchio in oggetto non è un innocuo pupazzo, bensì un enorme deposito di rifiuti nucleari. La Sogin dal canto suo ha consegnato la Cnapi nei tempi previsti dalla legge (D.lgs n. 31/2010, scadenza entro sette mesi dalla pubblicazione della Guida Tecnica n. 29 predisposta dall’Ispra e revisionata dalla IAEA, Agenzia internazionale per l’energia atomica).

La stessa Ispra ha a sua volta consegnato al Mise (ministero dello Sviluppo economico) ed al Mattm (ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) in data 13 marzo 2015 una serie di chiarimenti ed approfondimenti chiesti dagli stessi ministeri: tutti consegnati nei 60 giorni dalla richiesta. Ma dal 2015 è tutto fermo. Anche gli addetti ai lavori non sanno se questo sia imputabile a problemi tecnici, quindi incapacità dell’azienda, o ad un preciso disegno politico. Forse era progetto del precedente governo mandare avanti il cerino sino a chi subentrava. Un tatticismo per non dover affrontare lo scomodo nodo sulla costruzione del deposito nazionale, e in un’epoca in cui impera il “Nimby” (“Not in my Backyard”, letteralmente “Non nel mio cortile“).

Ma è tutta italiana la storica gara a non assumersi precise responsabilità. Anche in considerazione dell’ultimo balletto sulle nomine: da un mese è di scena il balletto di poltrone Sogin, e questo fa capire quanto alla politica poco interessi la missione affidata all’azienda. Quest’ultima dovrebbe concentrarsi sulle bonifiche ambientali di elevatissimo livello. Ma la politica ha dimenticato il decomissioning (smantellamento) che va affrontato onde evitare sanzioni (siccome ne abbiamo già troppe da pagare). Infatti la Francia (che spesso e sovente ci fa multare dalla Ue) ha già chiesto lumi sul rientro in Italia (entro il 2025) delle 222 tonnellate di combustibile nucleare loro inviato per il riprocessamento, ed anche di altre 13 tonnellate ancora da inviare dal sito di Avogadro a Saluggia (Piemonte).

Oggi l’unica rassicurazione che si può dare alla Francia (e all’Europa che chiede immediate risposte) è l’avanzamento dei processi di individuazione del sito e la costruzione del “deposito unico”. Rammentiamo che, l’11 luglio scorso, c’è già stata la condanna da parte della Corte di giustizia europea. Il ricorso della Cassazione potrebbe portare a nuovi deferimenti con probabile applicazione di sanzioni pecuniarie: con buona pace di chi predica risparmi in bolletta, e poi con i ritardi causa costi a carico del cittadino (vedi oneri sulla bolletta che ognuno di noi paga per le attività di decomissioning). Oltre al venir meno ad una precisa responsabilità etica, verso l’ambiente e le generazioni future.

La necessità del “deposito unico” (o soluzioni simili ed altrettanto sicure) è solo in parte legata alla chiusura delle attività di produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Su circa 90 mila metri cubi di rifiuti nucleari, solo 15 sono ad alta intensità mentre 75 sono a media e bassa intensità e aumentano ogni giorno per effetto delle attività ospedaliere, industriali e dei laboratori di ricerca.

Se alcune nazioni altamente nuclearizzate, come la Francia, hanno già uno o più depositi nucleari per lo stoccaggio in sicurezza dei rifiuti radioattivi, è da tenere conto che esistono altri Paesi (come ad esempio la Norvegia) che pur non avendo mai prodotto nemmeno un Watt/ora da centrali nucleari, sono dotati da anni di depositi nucleari: nel caso della Norvegia sono due, di cui uno già esaurito e l’altro in piena attività.

In Italia s’è creato uno stupido equivoco sul deposito che, va ricordato, serve a risolvere solo i problemi legati alle attività nucleari. Ora siamo allo stallo, non sembrano capaci di fare delle semplici nomine: figuriamoci allora se saranno capaci di approvare il ben più complesso iter che porti alla costruzione del deposito.

Il retroscena

Un retroscena davvero interessante, che non ha nulla da invidiare alla trama d’un film d‘intrighi, ma è anche una storia d’interessi personali. Così ecco comparire dal nulla la famosa “manina”, già citata da Luigi Di Maio (vicepremier e ministro del Mise), non tanto tempo fa. Vi chiederete se è la stessa. Un’altra manina, questa volta dirigenziale e di “tecnostruttura” (probabilmente all’interno della stessa azienda): s’è mossa perché si sentiva a “rischio poltrona” per il ritorno d’un papabile tra i componenti dei nuovi vertici Sogin.

Nomi poi fatti trapelare sulla stampa, e perché la vecchia “manina” non gradirebbe la nomina per veri veleni del passato. Per evitare l’arrivo (o ritorno) fa giungere all’esterno (magari all’interno del Mef, ministero dell’Economia e delle Finanze, che ne ratifica le nomine) documenti e informazioni atti a screditarne l’immagine, quindi tentare di far porre un veto incrociato: azione utile a far saltare il nuovo vertice e mettere in discussione le nomine, anche di tutti gli altri componenti (designati dai partiti che compongono la maggioranza governativa). Magari la “manina” sperava anche nella conferma dell’attuale vertice (o anche in un commissariamento), in modo da lasciare invariato il proprio incarico all’interno della Sogin.

La strategia adottata è interessante: la Lega potrebbe cadere nel trabocchetto, e far sapere al MoVimento 5 Stelle che, se non passa il proprio candidato non passano anche gli altri nomi. Quindi si chiederebbe il cambiamento di tutti i papabili. Condizione ideale per chi vorrebbe conservare il proprio piccolo potere in una grande azienda: guadagnare tempo, operare indisturbato, magari continuare a pagare un bel mutuo affidandosi alla fede, ma a quella con la “F” maiuscola come quella di San Benedetto (protettore dell’Europa). E’ bene ricordare che l’Ue ci chiede risposte concrete sul “deposito nazionale”, e siamo in ritardo di quattro anni).

Asterix

Intanto all’interno della Sogin a circolano strisce di fumetti di Asterix modificati nei testi. Ridicolizzano la dirigenza e mortificano l’operato di chi nell’azienda lavora. Se tutto corrispondesse al vero, sarebbe interessante sapere che ne pensa chi si sta inconsapevolmente (e in buona fede) prestando a questo gioco. Per parafrasare un noto politico del passato (purtroppo scomparso) potremmo asserire che “il potere logora chi non ce l’ha” (o lo potrebbe perdere).

Mefistofelico MEF

Ad occhi esterni è parso non vi fosse accordo tra i partiti di governo. Di conseguenza è parsa una spaccatura tra i ministeri di competenza (Mise e Mef): di rimando Movimento 5 Stelle e Lega sono sembrati non in grado di prendere una decisione rapida sulla nuova governance della Sogin. Il governo non in grado di toglierla dallo stallo, di renderla in grado di dare risposte concrete e veloci. Solo un’ipotesi, forse fantasiosa, ma alle volte la realtà supera la fantasia. Il solito politico del passato sopra citato aggiunge “a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca”.

Un dato è certo, come da interviste apparse sulla stampa, che si stava per dare atto al rinnovo del Cda della Sogin. E’ anche vero che, più volte è stata indetta l’assemblea per il suo rinnovo (26 giugno, 9 luglio, 23 luglio, 30 luglio, 01 agosto). Ora rinviata (sembrerebbe) al 7 agosto: ma anche questa data saltasse, magari con la motivazione che si è sotto Ferragosto? Potremmo concludere che il governo gialloverde, che vuole fare cose concrete, è come quelli che l’hanno preceduto. Ma dall’esecutivo ci rassicurano che un “malvagio” battipanni sarebbe pronto a colpire la “manina” nuovamente in azione.

Ruggiero Capone