Home ATTUALITÀ PRIMO PIANO La miss Flavia Natalini e la bulimia: “Così sono tornata a vivere”

    La miss Flavia Natalini e la bulimia: “Così sono tornata a vivere”

    Il monologo lo aveva preparato nel caso in cui fosse arrivata alla prova talento di miss Italia, per sensibilizzare e aiutare le ragazze che stanno vivendo il suo stesso incubo. Flavia Natalini, miss Lazio, romana di 23 anni, però, quel messaggio non l’ha potuto leggere in diretta tv. Un monologo sulla bulimia, un male che corrode e da cui è difficile uscire senza l’aiuto di qualcuno, questo aveva preparato per far capire a chi è in difficoltà il modo in cui poterne uscire.

    Parole che toccano il cuore e che danno l’idea del terrore che provoca un disturbo del genere. Un male che Flavia ha iniziato a vivere 5 anni fa, dopo la morte della nonna, che amava tantissimo. “Colmavo i miei vuoti con delle abbuffate e mi tranquillizzavo. Poi correvo a vomitare e, subito dopo, ero a pezzi. Ma non lo facevo per l’aspetto fisico. Mi scattava qualcosa nella testa e non riuscivo a fermarmi. Per la disperazione, sono arrivata anche a colpirmi da sola”, ha raccontato a Leggo.

    Il monologo sulla bulimia di Flavia Natalini

    Flavia con la sua forza di volontà e con l’aiuto di famigliari ed esperti è riuscita a superare l’incubo della bulimia, come racconta lei stessa: “Un bel giorno ho preso in mano la mia vita. Pur continuando ad abbuffarmi in alcuni momenti, mi assumevo la responsabilità di quello che avevo appena fatto e non andavo a vomitare. Così ne sono venuta fuori. Non bisogna avere paura o vergognarsi di andare dallo psicologo. A chi non si piace, suggerisco di andare in palestra e di mangiare bene. A chi soffre interiormente, consiglio invece di non logorarsi. Perché facciamo male solo a noi stesse”, ha concluso la miss.

    Di seguito il monologo che aveva preparato per la finale di miss Italia e che non ha potuto leggere:

    “Ogni cellula obbedisce ai nostri pensieri.
    Possiamo scegliere il nostro destino.
    Ma a volte no. Entri in un tunnel senza luci.
    Fatto di buio totale. Uno di quelli che sembrano infiniti.
    Lo faccio o no?
    La vita ti mette in continuazione alla prova.
    E tu che ancora e ancora cedi.
    Mi riempio quel vuoto che sento dentro.
    Come?
    Con l’unica cosa che mi tampona le ferite. La mia droga.
    Sono tranquilla per qualche istante. Mi consolo con lei.
    Sono in enfasi. Mi sento bene.
    Ma tutto cambia nell’attimo in cui inizia la seconda parte del processo.
    Non voglio più tutta quella merda dentro. Me ne libero.
    Dolore. Frustrazione. Debolezza. Tristezza. Stanchezza.
    Ora ci sono loro che continuano la mia giornata.
    Questa vita mi distrugge. O forse sono io che la sto ammazzando.
    Lei è straordinaria, io lo so. Ma a volte sembra cosi ingiusta.
    Si cerca di essere forti davanti ad ogni ostacolo.
    Ma a volte lo si è talmente tanto che ci si stanca.
    Lo trovi inutile. E ti lasci andare.
    Io nella mia merda. Come ogni essere umano nella sua!”.