LA PORTAEREI AMERICANA USS CARL VINSON SI STA DIRIGENDO VERSO LA COREA DEL NORD. LA PREOCCUPAZIONE DI MOSCA: ‘PYONGYANG POTREBBE RISPONDERE’

Dai e dai, i ripetuti test missilistici ripetuti dalla Corea del Nord in barba ai continui ‘avvertimenti’ da parte della comunità internazionale (in primis America, Corea del Sud e Giappone), hanno provocato una ‘reazione’. Del resto, la pessima idea di lanciare l’ennesimo missile a poche ore dall’inizio del summit fra il presidente Trump e l’omologo cinese Xi Jinping a Mar-a-Lago dove i due leader hanno affrontato la questione nucleare della Corea del Nord, non è affatto piaciuta al capo della Casa Bianca. Motivo per cui oggi la portaerei americana USS Carl Vinson ha imboccato la rotta verso la penisola coreana, nel Pacifico occidentale. Come ha riferito in merito un funzionario della Difesa Usa alla Cnn, lo spostamento della portaerei  sarebbe una risposta alle recenti provocazioni della Corea del Nord. Agli ordini dell’ammiraglio Harry Harris, la ’Carl Vinson Carrier Strike Group’ (che da febbraio stava eseguendo operazioni di pattugliamento nel Mar della Cina), è la principale presenza militare Usa nella regione sotto l’amministrazione del presidente Donald Trump. Una situazione che, a detta dei russi, rischia  ausa volta di innescare una ‘risposta’ da parte di Pyongyang. Secondo il presidente della commissione Difesa e Sicurezza del Consiglio della Federazione Russa, Victor Orezov, “Se Pyongyang considera questo sviluppo come una minaccia alla sua sicurezza, allora potrebbe affrettare una risposta a sua volta minacciosa”, ha spiegato sottolineando che se la legge internazionale non vieta agli Stati Uniti di muovere le sue navi, il rafforzamento della presenza militare Usa nella regione non aiuta a mantenere il dialogo con la Corea del Nord. E l’agenzia di stampa russa ‘Ria Novosti’, alla luce del recente lancio di missili contro la base aerea siriana, non esclude che “sia persino possibile che gli Stati Uniti lancino un attacco all’improvviso contro la Corea del nord proprio come hanno fatto con la Siria”.

M.