LE DONNE DEVONO DENUNCIARE LA VIOLENZA. LE LEGGI NON BASTANO, E’ UN PROBLEMA CULTURALE

“La violenza contro le donne va denunciata. È il momento di non stare più zitte, per paura o perché si spera che le cose si aggiustino. Se c’è violenza nulla si mette a posto. Il silenzio non è un rifugio. Il silenzio divide, isola, uccide. La parola unisce e salva. L’aula di Montecitorio piena di donne, ci dice che siamo unite e siamo tantissime. Qui come nel resto del Paese. Siamo il 51% della popolazione. Siamo la maggioranza. E sappiamo farci sentire. Il Paese non può ignorarci più!”. Mentre, va in scena la ’Giornata mondiale contro la violenza sulle donne’, intervenendo all’iniziativa ’In quanto donna’, nell’Aula di Montecitorio affollata da 1400 donne, il presidente della Camera ancora non sa che poche ore prima a Roma una 20enne ha subito un brutale tentativo di stupro. E dunque la sensibile ma coriacea Laura Boldrini prende spunto dagi ultimi casi di molestie suggerite dalle cronache, che hanno coinvolto trasversalmente diverse categorie ed ambienti della nostra società. “Il caso Weinstein – spiega il presidente dei deputati – ha scoperchiato la vergogna delle molestie sul lavoro. In Italia il tema stenta ad affermarsi e le donne tendono a non denunciare perché temono di non essere credute, di perdere il lavoro, perché sanno che persiste un forte pregiudizio contro di loro. La violenza non riguarda solo le donne. Riguarda il Paese e sfregia la nostra comunità e va denunciata. La violenza contro le donne non è solo ‘roba da donne. Riguarda tutti, riguarda il presente e il futuro del Paese. Perché – osserva quindi la Boldrini – gli uomini che rispettano le donne restano a guardare? Perché tanti, pur rifiutando la violenza non si sentono coinvolti in questa battaglia? In questa legislatura – tiene infine a ricordare – tanto è stato fatto contro la violenza sulle donne: convenzione Istanbul ,decreto femminicidio, provvedimento orfani femminicidio. Su stalking ci sono stati errori che a giorni saranno corretti. Ma le leggi non bastano. Il problema è culturale”.
M.