CALCIO

Le stagioni di Roma e Lazio ai raggi X

Conclusesi tutte le competizioni per club che interessano le squadre italiane, è tempo di bilanci per società e addetti ai lavori. Archiviato il diciannovesimo scudetto dell’Inter, pochi possono dirsi i club soddisfatti per la stagione appena terminata. Sicuramente fra questi c’è il Milan e anche l’Atalanta alla sua seconda qualificazione alla Champions League consecutiva, ma Juventus, Napoli, Lazio e Roma non possono assolutamente essere soddisfatti. In particolare, entrambe le squadre capitoline hanno fallito clamorosamente i propri obiettivi, con pochi alti e troppi bassi durante la stagione.

La Roma riparte da Mourinho, ma è la mentalità a dover cambiare

Il cosiddetto effetto Mourinho ci sarà sicuramente dal punto di vista mediatico, e lo si è già avuto anche in termini di statistiche e quote delle scommesse calcio di Betway, che al 26 maggio indicano la Roma fra le prime sei candidate al titolo di campione d’Italia a quota 10,00. Il carisma dell’allenatore portoghese non è certo una novità e una piazza seppur “difficile” e calda come Roma non sembra essere un ostacolo per lo Special One. Ciò che appare un ostacolo invece per molti allenatori passati per la sponda giallorossa è la mancanza di una mentalità vincente, emersa negli ultimi 20 anni soltanto durante la panchina di Capello nel 2001 e poi con Spalletti fra successi in Coppa Italia e qualche soddisfazione in Champions. L’ultimo momento di spicco in Europa risale alla storica rimonta contro il Barcellona in cui la Roma vinse per 3-0 il ritorno del quarto di finale di Champions League 2018, accedendo così alla semifinale. Quest’anno la situazione non si era messa poi così male in realtà, ma quando la squadra di Fonseca è stata chiamata a fare il cambio di pelle, a diventare matura e a puntare con decisione a Europa League e campionato è decisamente venuta a mancare, crollando sotto la pressione. In concomitanza con il doppio e amaro confronto con il Manchester United, la Roma ha iniziato una discesa in campionato che l’ha vista perdere ben 12 punti rispetto al girone d’andata: dei 62 punti totali conquistati, 37 sono stati fatti nel girone d’andata e soltanto 25 in quello di ritorno. A fine stagione la classifica parla da sé: – 16 punti dalla Champions League, rappresentata dalla Juventus a 78, e -6 dall’Europa League, dove troviamo l’altra capitolina a quota 68.

Lazio: tante attenuanti, ora i biancocelesti devono scegliere se crescere o restare promessa

Nel calcio, così come nello sport in generale, arriva un momento in cui si deve decide se maturare definitivamente oppure restare un’eterna promessa, in certi casi “accontentarsi” di altri palcoscenici. A quanto sembra di vedere dall’ultima stagione appena trascorsa, questo è proprio quello che sta succedendo all’altra squadra di Roma, la Lazio di Claudio Lotito, autentica rivelazione dell’anno scorso: non tutti ricordano che la presenza della Lazio in Champions League di quest’anno è il frutto di un percorso che l’anno scorso portava i biancocelesti a contendere lo scudetto alla Juventus fino a poche giornate dal termine. I risultati raggiunti dalla Lazio, sia come gruppo sia individualmente, sono gli occhi di tutti, e insieme all’Atalanta gli uomini di Inzaghi sono fra le squadre che riescono a mantenere un equilibrio fra introiti e spese, mantenendo allo stesso tempo alto il livello tecnico dell’organico. Ciò grazie a grandi investimenti in fatto di osservatori e talent scout, che portano continuamente in Italia fior di talenti, spesso “prestati” alla compagine “cugina”, la Salernitana, appena promossa in Serie A dopo ben 23 anni. Le attenuanti per il crollo della Lazio rispetto al brillante campionato 2019-2020 ci sono tutte. L’anno scorso, con ben 78 punti conquistati, impreziositi dalla Scarpa d’oro del centravanti Immobile e dalla qualificazione in Champions League, la squadra biancoceleste raggiungeva l’apice di un progetto nel quale Simone Inzaghi, la società e i calciatori avevano investito oltre quattro anni delle proprie carriere. Per fare il definitivo salto di qualità serve però qualcosa in più, a partire dalla panchina: la Lazio è la squadra con la panchina più “corta” fra le prime sette della Serie A, e ciò non aiuta quando ci si appresta a competere su più fronti, che è ciò che si augurano i tifosi laziali per i prossimi anni.

Entrambi i club si trovano di fronte a una sorta di “bivio” per ragioni differenti. La Roma deve cancellare la stagione appena trascorsa e salvare soltanto gli sprazzi di squadra europea mostrati a febbraio, proprio laddove qualcosa s’è inceppato nella testa degli atleti, ed è su ciò che l’allenatore portoghese lavorerà sicuramente. La Lazio, che ha da pochi giorni chiuso una partnership commerciale con il gruppo Groupama diventato nuovo Premium Partner biancoceleste, deve continuare a mantenere il progetto tecnico di alto livello e deve trovare alternative valide e pronte ai “big” se vuole competere ad alto livello.