Lega Nord, Bossi chiede i servizi sociali per scontare la condanna 

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    La Lega finisce ancora una volta sotto il mirino dei tribunali italiani. Questa volta è il turno dell’ex leader del carroccio Umberto Bossi, condannato dalla Cassazione ad un anno e 15 giorni per vilipendio all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’ex capo padano, per non scontare la condanna in galera, ha chiesto alla procura di essere affidato ai servizi sociali e desidera di andare a lavorare in centro anziani. Ricorda molto da vicino la vicenda che capitò ad un ex alleato della Lega come Silvio Berlusconi che, accusato per frode, finì a lavorare presso una struttura simile. Il tribunale di Brescia ha preso nota della richiesta del ‘Senatùr’, la cui condanna di vilipendio si riferisce ad un comizio, tenuto dalla Lega, nel 2011. Quel giorno Bossi aveva definito Napolitano un “terùn”. L’ex leader del partito venne denunciato da diversi cittadini e condannato in primo grado dalla procura di Bergamo (sede del comizio) a 18 mesi. Il caso passò alla vicina Brescia che ridusse la pena al , infin terzo grado. Ora è arrivata la resa dei conti e il tribunale di sorveglianza, dopo che la Procura Generale aveva spiccato ordine di arresto e contestuale sospensione, dovrà decidere se accogliere l’istanza del senatore per andare a offrire il suo aiuto in un centro per anziani, nonostante da tempo sia lui stesso anziano e malandato, tanto da dover ricevere cure sanitarie costanti. Tra le alternative, era infatti stata contemplata la sospensione dell’esecutività della pena da rimandare sine die proprio per problemi di salute, ma se la richiesta non fosse stata accolta, l’alternativa sarebbero stati gli arresti domiciliari e per non correre questo rischio e proseguire la sua attività politica, il Senatùr ha preferito proporsi per lavori socialmente utili. Intanto, sempre stamattina, è stato accolto il legittimo impedimento di uno dei difensori ed è stato rinviato al prossimo 14 gennaio il processo di secondo grado che si è aperto oggi a Milano nel quale il fondatore del Carroccio Umberto Bossi, il figlio Renzo `Trota´ e l’ex tesoriere Francesco Belsito sono accusati di appropriazione indebita per aver usato i soldi del partito per fini privati. La quarta Corte d’Appello, presieduta da Cornelia Martini, ha infatti ritenuto legittimo l’impedimento avanzato dall’avvocato Rinaldo Romanelli, nuovo legale di Belsito, in quanto impegnato nel processo genovese, sempre di secondo grado e il cui decreto di fissazione è stato notificato prima rispetto a quello milanese, in cui tra gli imputati per truffa ai danni dello Stato figura pure il suo assistito. Nel disporre il rinvio, la Corte ha anche disposto la sospensione dei termini di prescrizione, come chiesto dal pg, di 60 giorni. Intanto entro fine novembre la Lega, per effetto di una modifica al codice penale entrata in vigore con il governo Gentiloni, ha tempo fino a fine novembre per eventualmente depositare la querela nei confronti dei Bossi e di Belsito in quanto per il reato contestato, in base alle nuove norme, non si può più procedere d’ufficio. Qualora il partito, ora guidato da Matteo Salvini, non dovesse sporgere denuncia, verrebbe dichiarata l’improcedibilita’ e quindi cancellate le condanne inflitte ai tre dal Tribunale nel luglio dell’anno scorso: 2 anni e 3 mesi di reclusione a Umberto Bossi, 1 anno e 6 mesi al `Trota´ e 2 anni e 6 mesi a Belsito.