L’F-35 IL BIDONE DEI CIELI di Edoardo Pavino

Il programma F35 prevede l’acquisto da parte dell’Italia di 90 caccia dall’azienda produttrice Lockheed Martin al costo finora di circa 14 miliardi di euro. Somma alquanto elevata per dei mezzi, teoricamente inutili in un paese nella cui Costituzione è scritto – l’Italia ripudia la guerra-. La spesa rimane eccessiva anche dopo le dichiarazioni del ministro della Difesa Pinotti, la quale ha affermato che 5000 soldati sono pronti per partire per la Libia. Quand’anche l’Italia fosse la reincarnazione dello spirito bellico del Terzo Reich gli F35 sarebbero inutili, poiché questi velivoli hanno una sfilza di errori di progettazione che sarebbe difficile elencare totalmente. A riguardo Pierre Sprey esperto aereonautico e progettista dell’F-16 dichiara: “L’F-35 è un bidone, non reggerebbe il confronto in un combattimento aereo con un Mig-21 costruito negli anni ’50”. Le motivazioni di quest’affermazione sono molteplici. Per favorire il decollo verticale la sezione centrale e le ali rendono il mezzo immensamente difficile da manovrare in volo, poiché la prima è stata fatta troppo grossa e causa resistenza aerodinamica, le ultime sono troppo piccole e devono sorreggere un peso di 400 kg per ogni metro quadro di ala, ne consegue che nel duello aereo è nettamente inferiore ad altri velivoli. Durante un volo d’esercitazione, dopo essere stato spinto alla massima velocità, la coda ha preso fuoco ed ora tutti i velivoli hanno una restrizione sulla velocità non possono superare mach 1.6. L’F-35 è l’aereo più infiammabile mai costruito poiché il carburante non è custodito in serbatoi isolati nelle ali, ma circonda il motore al centro dell’aereo e l’impianto elettrico non ha un voltaggio di 48 Volt come altri aerei da guerra, ma di 270. Ciò  comporta che basterebbe un piccolo contatto elettrico, un filo reciso da un proiettile proveniente da terra per far infiammare il carburante e farlo andare in mille pezzi; sempre che sia rimasto del carburante a bordo considerato che l’F35 ha un’autonomia in volo di massimo un’ora e mezza, tempo troppo breve per fornire adeguato supporto aereo ad azioni di fanteria. Anche se volesse decollare o atterrare su di una portaerei si troverebbe in difficoltà, dato che il gancio che si attacca alla catapulta per il decollo si rompe e quello che lo ancora al cavo per l’atterraggio è troppo vicino alle ruote, che non permettono al cavo di sollevarsi in tempo per consentire all’aereo di fermarsi e di non cadere in mare. Per risolvere quest’ultimo problema andrebbe ridisegnato tutto l’aereo.
Dal prezzo di 2 milioni di dollari il casco del pilota è il centro nevralgico di tutto l’aereo, infatti lì arrivano tutte le immagini delle telecamere poste intorno all’aereo e i dati del radar e di tutti i sensori funzionali al volo. Dunque se il casco si rompesse il pilota non potrebbe nemmeno decollare, inoltre, a causa della pessima aerodinamicità, il casco “balla” in testa ai piloti con conseguente difficoltà nella lettura dei dati. Ma il difetto maggiore è il ritardo di un ottavo di secondo rispetto al mondo reale nella trasmissione delle immagini sul casco e durante un combattimento aereo l’avvistamento tempestivo del nemico è di vitale importanza. Dulcis in fundo il codice del software dell’F-22 che diede molti problemi in passato era di un milionesettecentomila righe e nel campo tutti sanno che se si adoperano codici così complicati ci si dovranno aspettare un infinità di problemi. Allora l’F-35 con i suoi nove milioni di righe di codice che ancora devono finire di essere scritte non rischia di creare un po’ di problemi di manutenzione? Pierre Sprey è sicuro di sì e se si considera che il costo totale comprensivo anche di future manutenzioni di ogni singolo velivolo si aggira attorno a settecentomilioni di dollari, tutti questi “piccoli” difetti potrebbero spingere a soffermarsi e riflettere sull’acquisto di 90 esemplari… Tutti quei soldi pubblici potrebbero essere destinati alla costruzione di qualcosa di utile per la società invece che all’acquisto di mezzi per la distruzione.