Mattarella, crescere partendo dagli ultimi

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    Se i rappresentanti del governo, Di Maio e Salvini su tutti, usano toni accessi, Sergio Mattarella cerca di adottare toni più distensivi. Infatti è nelle corde del Presidente della Repubblica Mattarella, per affrontare temi delicati che vanno dalla legge di bilancio, alla stampa, sino all’immigrazione, adottare termini più pacifici. Quando, ad esempio, nei primi giorni della manovra, il governo attaccava Bruxelles di non andare incontro agli Italiani, Mattarella è stato il primo ad incoraggiare il dialogo. Serve ancor di più specialmente oggi, nella giornata dell’uscita ufficiale del 52° rapporto Censis, che dipinge il nostro Paese impaurito e incattivito, provengono da Rimini, dove si è recato per prendere parte ai riti celebrativi per la ricorrenza dei 50 anni della Comunità Papa Giovanni XXIII, le dichiarazioni del Capo di Stato, Sergio Mattarella: “In questo momento storico “abbiamo bisogno di sentirci più comunità nel nostro e in tutti gli altri Paesi”. Poi Mattarella ha voluto aggiungere nel suo intervento la sua ricetta per far crescere il Paese. “Aiutare chi ne ha più bisogno – ha detto – tendere la mano agli ultimi per portarli fuori da una condizione di marginalità, accogliere i più poveri per condividere con loro un percorso di crescita sociale, non sono soltanto atti caritatevoli di solidarietà ma – ha concluso – sono impegni che arricchiscono innanzitutto coloro che se ne rendono artefici”. Inoltre per il Presidente della Repubblica “nella società non ci sono, non ci possono essere, ’scarti’, ma soltanto cittadini, di identico rango e di uguale importanza sociale: una diversa visione mette in discussione i fondamenti stessi della Repubblica”. E si cercherà di rendere l’Italia una Paese dove è bello vivere “se terremo unita la nostra comunità, se renderemo onore alla parola uguaglianza scritta nella nostra Costituzione, se allargheremo quest’asse di libertà, se metteremo al bando, in concreto, giorno per giorno, definitivamente, la violenza fisica e quella verbale, l’odio, l’intolleranza, le discriminazioni”.