Home POLITICA ECONOMIA Mezzogiorno sempre più solo: via i giovani e zero investimenti

Mezzogiorno sempre più solo: via i giovani e zero investimenti

Ultimo aggiornamento 18:55

Scoraggiati dall’evidenza, ma incoraggiati dalle prospettive che si affastellano al di fuori dei nostri confini, sono i laureati, i giovani e con levati livelli di istruzione a fare la valigia senza guardarsi più indietro.
Manco a dirlo, per ovvie ragioni, la maggior parte sono del Sud. In questi ultimi 20 anni oltre 2mila residenti hanno salutato il Mezzogiorno, un quinto di loro laureati, e la metà composta da giovani fino a 34 anni.
I numeri del flusso migratorio giovanile relativo al nostro Paese è impressionante, sempre nel Mezzogiorno (di suo già ‘inguaiato’ dal calo delle nascite), si registrano infatti i numeri più elevati, tenendo conto che nella fascia fino ai 14 anni se ne sono andati in più di mille – evidentemente con le loro famiglie –
E’ quanto rivela l’impietosa fotografia scattata dal Rapporto Svimez 2019 che, nel corso della presentazione (svoltasi stamane a Roma), ha posto l’accento sugli impressionanti numeri che caratterizzano l’emigrazione, con 50mila residenti in fuga dal Centro-Nord, e 22mila dal Sud. Basti pensare che qui persino l’agricoltura, un tempo settore privilegiato del Sud, continua a crollare a vantaggio del terziario (ma con modestia, intendiamoci), e con l’industria che ‘zoppica’ sempre più vistosamente.

Il Reddito di Cittadinanza, il colpo di grazia

Purtroppo è la situazione in generale che va mettendosi seriamente male. Se per anni il compromesso era il pendolarismo – generalmente dal Sud verso il Nord – muovendo quasi 300mila persone – ora, paradossalmente, a ‘peggiorare’ la situazione, il reddito di Cittadinanza che di fatto ha ‘affossato’ ogni velleità occupazionale, inchiodando al palo migliaia di giovani. Tanto è che ad oggi, delle ventilate ‘opportunità’ derivanti dal RdC ancora non se ne vede traccia. Ecco perché, inesorabilmente, va allargandosi sempre più i divario tra Nord e Sud, in 10 anni passato dal 19,6% al 21,6%.

In altre parole, ora come ora al Sud per ‘raggiungere’ il Centro-Nord occorrerebbero almeno 3 milioni di posti di lavoro!

Il Nord, una locomotiva ormai ferma sui binari

Dal canto suo il Nord Italia, un tempo definito ‘la locomotive d’Europa’, giace inerme alla stregua di un vecchio treno a vapore. Come evidenzia infatti il Rapporto, oggi molte regioni italiane definite ‘ricche’, presentano un Pil addirittura inferiore rispetto a diverse regioni di Paesi dell’Est entrati da poco nella Ue.
Ci troviamo quindi davanti ad una grave stagnazione economica, a sua volta vittima di consumi approssimativi, e di scarsi investimenti, soprattutto pubblici. Nello specifico, i settori maggiormente interessati da questo ‘deserto’, eccezion fatta per il settore edile (+5,3%), macchinari ed attrezzature sono pressoché fermi (con appena un +0,1%), rispetto al Centro-Nord (dove segna un +4,8).
Max