Home ATTUALITÀ BREAKING NEWS Migranti, in ‘combutta’ con i libici così l’Italia li respingeva…

Migranti, in ‘combutta’ con i libici così l’Italia li respingeva…

Ultimo aggiornamento 15:38

E’ di stamane un rapporto stilato da Forensic Oceanography – sezione di Forensic Architecture – dove, in tema di migranti, viene evidenziato (a loro dire) una sorta di ‘complicità’ fra le autorità marine libiche e quelle italiane, che di fatto, spiega il report, ha “negato ai migranti che fuggivano dalla Libia il diritto di partire e chiedere protezione all’Italia”.
Secondo la ‘Forensic Oceanography’, la Guardia Costiera libica, userebbe una sorta di “modalità preferita” per la quale si troverebbe ad occuparsi solamente di “intercettazione e respingimento” dei natanti con a bordo i migranti in quanto, laddove non può intervenire, l’Italia “opta per una seconda modalità, quella dei respingimenti ‘privatizzati’, operati attraverso navi mercantili”.
Intendiamoci, quanto affermato, è bene ribadirlo, secondo Forensic Oceanography è suffragato da prove e testimonianze. Certo, dover sempre leggere del nostro Paese – notoriamente solare ed accogliente – descritto da altri come una sorta di regime autoritario e crudele è a dir poco irritante. Ad ogni modo proseguiamo.

Il caso del mercantile panamense Nivin nel 2018

Nello specifico viene fatto l’esempio di una vicenda avvenuta nel 2018 quando, un barcone con 93 migranti, in coincidenza con la politica della chiuusra dei porti da parte del nostro Paese, venne raggiunto dal mercantile panamense ‘Nivin’ il quale, nonostante le accese proteste portò i 93 al porto di misurata. Un ‘ritorno’ che i migranti ovviamente rifiutarono e per questo vennero fatti sbarcare “violentemente” dalle forze di sicurezza libiche. Qui i 93 vennero trasferiti nei centri di detenzione, dove subirono “forme multiple di maltrattamenti, compresa la tortura”.
Ebbene, spiega ancora Forensic Oceanography, “l’operazione venne coordinata dalla Guardia Costiera libica, in costante comunicazione con una nave della Marina italiana ormeggiata a Tripoli: questa nuova strategia – si legge ancora nel rapporto – è stata implementata dall’Italia, in collaborazione con la Guardia Costiera libica, a partire dall’estate del 2018, come nuova modalità di salvataggio per delega, per mantenere il controllo dei confini e allo scopo di contenere i movimenti di migranti che dal sud del mondo cercano di raggiungere l’Europa. Sebbene gli attori coinvolti possano dare l’impressione di un coordinamento tra attori statali europei e la Guardia Costiera libica, il controllo e il coordinamento rimasero costantemente nelle mani di attori europei e in particolare italiani”. Dunque, evidenzia Forensic Oceanography, sono tanti i casi simili a quello della denuncia del caso Nivin, con mercantili privati che hanno “negato ai migranti che fuggivano dalla Libia il diritto di partire e chiedere protezione all’Italia”.
Un sistema, riassume infine il rapporto, attraverso il quale “l’Italia ha infranto i suoi obblighi di non respingimento, uno dei fondamenti del diritto internazionale in tema di rifugiati”. Per tali motivi Forensic Oceanography intende ha presentato un ricorso alla Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite dal Global Legal Action Network, “per conto di uno dei migranti fatti sbarcare a forza dalla Nivin quando essa approdò nel porto di Misurata”
Max