Migranti, ipotesi Ue: tetto annuo per paesi membri

(Adnkronos) –
L’ipotesi di un tetto al numero di migranti nei paesi. Gli Stati membri dell’Ue stanno tentando di raggiungere un punto di equilibrio, nella posizione del Consiglio sul nuovo patto per la migrazione e l’asilo proposto dalla Commissione nel 2020, tra solidarietà e responsabilità. Tra i vari punti in discussione, a quanto si apprende a Bruxelles, c’è anche il meccanismo che porterebbe a far scattare solidarietà obbligatoria, anche se che cosa esattamente consista questa solidarietà obbligatoria è ancora da stabilire: le posizioni tra gli Stati membri sono differenziate.  

In particolare, si lavora ad una formula che, considerando anche i flussi migratori in ingresso e in uscita, calcoli la capacità di accoglienza di ciascun Paese membro. A questo dato ‘dinamico’, variabile a seconda dei flussi, si affiancherebbe un tetto annuale. Il tutto servirebbe ad avere delle soglie numeriche certe, superate le quali un Paese avrebbe diritto alla solidarietà dei partner. Su come strutturare la formula, le discussioni sono in corso: tutto è ancora molto aperto.  

L’obiettivo degli Stati membri è chiudere il lavoro legislativo prima della fine della legislatura. Per un alto funzionario Ue, chiudere questo dossier, tra i più controversi (resta irrisolto dalla crisi migratoria del 2015), entro l’inizio del 2024 “è fattibile”, ma servirà “molta predisposizione al compromesso” da parte dei 27. 

 

”Questo governo non ha un approccio disumano al fenomeno, piuttosto diverso da quello di governi precedenti, ma non si rassegna ad avere flussi migratori incontrollati”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi intervistato al Festival dell’Economia di Trento su ‘Legalità, lotta alla criminalità organizzata e sviluppo del paese’. ”L’immigrazione incontrollata si combatte con i controlli, che facciamo bene, ma anche con politiche di lungo periodo creando le condizioni per prosciugare l’acqua di questi fenomeni. I fenomeni di cui abbiamo parlato riguardano un’epoca, però per segnare una traccia importante i primi cinque anni possono essere fondamentali”, ha aggiunto.