Home SPORT CALCIO Montolivo: “Il Milan mi ha condannato a smettere: racconto tutto”

Montolivo: “Il Milan mi ha condannato a smettere: racconto tutto”

Ultimo aggiornamento 12:35

Uno stop prematuro, poche spiegazioni e tanti rimpianti. Riccardo Montolivo apre il libro dei ricordi (recenti) e racconta una storia sorprendente. Fatta di verità mai dette e di un’esclusione sorprendente. L’ex centrocampista del Milan, ormai ex calciatore, si è raccontato in una lunga intervista al Corriere dello sport durante la quale ha messo in luce dettagli importanti della sua esperienza milanese.

“Condannato a smettere”, questo il messaggio lanciato da Montolivo che ha ripercorso i suoi ultimi tormentati anni al Milan: “Ho smesso a 33 anni, giocando l’ultima partita a maggio del 2018, all’Atleti Azzurri d’Italia, dove avevo esordito 16 anni prima. Nell’ultimo anno e mezzo però sono stato messo ai margini, senza mai avere risposte. Non provo alcun rancore, chi mi ha mancato di rispetto e chi ha sbagliato nei miei confronti, farà i conti con la propria coscienza. Non ho mai fatto casino per educazione, sono tollerante ma questa volta hanno esagerato. Non ho parlato ai giornali, volevo che prevalesse sempre l’amore per il Milan. Se avessi fatto la guerra, non mi sarei potuto guardare allo specchio. Mi hanno condannato a smettere, non ho avuto neppure la possibilità di salutare i tifosi dopo sette anni”.

“Non ho dato io la fascia a Bonucci”

Montolivo racconta poi come è iniziata la sua discesa negli inferi: “Finita una stagione in cui ho smesso di giocare a gennaio, l’allenatore mi dice che resto parte del gruppo, ma senza centralità. Prima della partenza per la tournée negli USA mi manda un sms il team manager: ‘Tu non vieni’, senza una motivazione. Arrivano poi Elliott e la coppia Leonardo-Maldini, pochi giorni e sono completamente fuori. Mi alleno da solo e partecipo giusto al torello, anche se i miei test fisici erano andati benissimo”.

Poi sulla fascia a Bonucci: “Non decisi io di consegnarla a Bonucci, ma fu Yonghong Li a dire che il capitano sarebbe stato uno dei nuovi. Spiegai di non essere d’accordo, chiedendo di rispettare le gerarchie, ma avevano ormai deciso. Per non parlare quando Gattuso spiegò di avermi convocato ‘poiché Brescianini e Torrasi sono infortunati’. Cioè due primavera, neppure aggregati. Alcune squadre si erano informate a me, ma quando venivano a conoscenza del fatto che non giocassi da un anno, sparivano. Non ho mai rifiutato nessuna proposta, sospetto però che qualcuno temesse che fossi rotto poiché non ci potevano essere altre spiegazioni plausibili. E invece stavo bene”, ha concluso Bonucci.