MUSICA – CON ’DE GREGORI CANTA DYLAN’ IL CANTAUTORE ROMANO OMAGGIA IL SUO MAESTRO

Un “furto” amorevole, un omaggio ad un maestro, De Gregori a Milano presenta: “De Gregori canta Bob Dylan – amore e furto”. Una rivisitazione in undici splendidi brani di quello che è stato uno dei più eclettici, in quanto a generi musicali, cantautori della storia. I brani sono adattati in italiano dal cantautore romano che vedono come protagonisti tracce firmate da Bob Dylan dal 1965 al 2001. Un imponente, colossale e assai temerario lavoro musicale, ma anche filologico, intrapreso da De Gregori che, con la sua illustre carriera alle spalle ha voluto arricchire e ampliare i suoi orizzonti parlando di “puro e semplice divertimento” come ha riportato lui stesso. Ma De Gregori già negli anni sessanta aveva provato a rivisitare “Desolation Row” di Dylan, insieme a De André nel 1974, ma come spiega lui stesso: “io e Fabrizio giovani e fieri com’eravamo ci scostammo dall’originale per inserire nel testo il nostro modo letterario, quarant’anni dopo avverto un maggiore senso di responsabilità. Un “amore e furto” quindi cominciato circa quarant’anni fa, il lavoro del cantautore è cominciato realmente meno di un anno fa: “il mio timore era inserire troppo me stesso nelle canzoni tradotte, se voglio qualcosa di mio lo dico nelle mie canzoni, qui ci tenevo alla fedeltà”. Il percorso intrapreso da De Gregori non è stato semplice, avendo a che fare con l’inglese molte canzoni non erano traducibili, e quando i ritmi delle canzoni inglesi non sembrano riproducibili in italiano De Gregori si immedesima quasi in un rap (’Acido seminterrato’ da ’Subterranean Homesick Blues’). Anche gli arrangiamenti rivolti al Dylan più “band” che a quello più “acustico solista” seguono questo criterio di fedeltà, ma se alcuni suoni e versi ricordano De Gregori non è assolutamente un caso: “io mi sono nutrito del modo di scrivere di Dylan, perciò la lingua di questi testi risulterà molto famigliare a chi conosce bene le mie canzoni.” In fin dei conti questo album è una serie di “cover” scelte dal cantautore italiano, alcune note, alcune meno note, provenienti dal passato e riscritte nel nuovo millennio. Sul piano del suono e degli arrangiamenti affidati a Guido Guglielmetti, è una rivalsa delle chitarre e dell’organo con una gran voce mixata in primo piano che dà al disco un ulteriore rivisitazione del passato.

Andrea Cecconi