Napoli, esponente della Lega arrestato per traffico di droga

Nuova maglia nera per la politica italiana. Stavolta a farne le spese è la Lega di Salvini, messa a dura prova da un recente caso di cronaca avvenuto in un paesino del Nolano, area metropolitana di Napoli. Bartolomeo Falco, 53enne, in passato tifoso dei centristi e ora esponente delle Lega, è finito sotto il mirino degli inquirenti per un presunto traffico di droga. Nei suoi progetti c’era probabilmente la voglia di ripulire la sua immagine, ma il progetto è andato perduto dopo l’arresto da parte dei carabinieri di Santa Maria Capua Vetere. È stato portato via all’alba, dopo la svolta nell’ambito dell’indagine denominata “White Stone”, nome che nasce in riferimento alle intercettazioni svolte dagli inquirenti: “Portami una pietra bianca” era la frase maggiormente ripetuta dai soci, un vero e proprio codice che celava la diffusione di massicce dosi di droga nell’ambiente.
Falco, per la Direzione distrettuale antimafia è un affiliato del gruppo specializzato nell’acquisto e vendita di cocaina. Per gli inquirenti acquista e vende ingenti quantitativi di stupefacenti, soprattutto nella zona di Tufino, e ha contatti con vari spacciatori che la distribuiscono a loro volta. Per la Lega era invece un nuovo acquisto, addirittura promozionato – come ricorda il sito on line il24.it – con una nota ufficiale, insieme ad altri nomi, come nuovo volto della politica nei territori del nolano, il comprensorio a nord di Napoli: era ormai ritenuto il referente della Lega a Comiziano, paesino di 2mila anime. Una pessima sorpresa, quella cattura: un provvedimento su cui il partito del Ministro dell’Interno ha preferito non dire una parola fino ad oggi. Ma adesso che esplode il caso, Gianluca Cantalamessa, segretario campano e deputato, prova ad arginare i danni. “Falco non ha mai avuto da noi alcuna nomina”, alza le mani con Repubblica. Però proprio il nome di Falco e di altri, lo scorso giugno, venivano citati in un comunicato della Lega come nuovi referenti e raccontano in paese che Falco si comportava come il vostro segretario.
“Alt. Non c’è mai stata alcuna nomina da parte mia, e d’altro canto sarebbe stata una competenza della segreteria provinciale , ma non lo dico per scaricare su nessuno sia chiaro – replica Cantalamessa – Non voglio negare che questa persona si fosse avvicinata, lui ed altri erano stati difatti citati in quella nota come persone che si erano fatte avanti. Ma prima di avere una nomina noi vogliamo vederci chiaro: quello che dice Salvini è vero, facciamo prima delle verifiche e quindi non era scattato alcun incarico. Dopodiché, non avevamo il minimo sentore che ci fosse qualcosa che non andava”. Ma c’è una foto in cui lei, Cantalamessa compare col segretario provinciale Biagio Sequino e con Falco. “Io conosco e riconosco solo Sequino. Onestamente, Falco non lo conosco e non ho mai avuto contatti diretti”.
Per il pm Luigi Landolfi che ha condotto l’inchiesta sul gruppo di trafficanti e spacciatori , e la gip Isabella Iaselli che ha emesso l’ordinanza di custodia in carcere, Falco era invece un “elemento pienamente inserito” nell’organizzazione criminale.
Il bersaglio degli inquirenti sono i due gruppi che lucrano sulla droga nelle aree interne del nolano, dell’avellinese e del casertano e sono in contatti con i gruppi più importanti di narcos del napoletano. Nel mirino i due capi: Vincenzo Di Palma e Vincenzo Papale, rispettivamente Pallone e ’o Vikingo. detto u’Viking. Un ruolo determinante era esercitato dalle donne, come Bruna Tiglio, compagna di Di Palma , molto operativa nelle zone di santa Maria Capua Vetere. Tra gli arrestati, anche famiglie già falcidiate dalle faide: come Giuseppe Pitirollo, la cui moglie, Adelaide Porzio, aveva già visto il marito Giuseppe ucciso dalla camorra nel 2003 ed il figlio, il 21enne Raffaele, ucciso con una coltellata, solo una settimana fa, dopo una lite in discoteca. Tra i referenti dei boss finiti in carcere c’è Biagio De Vattimo, con i quali è in strettissimo contatto il leghista Falco. Era Di Palma, nelle intercettazioni, a usare più spesso l’espressione “pietra bianca”. Così la coca diventa il nome del blitz che, oltre a fermare un’organizzazione criminale, svela l’incauta – se non inquietante – campagna acquisti della Lega in alcune aree del Paese.