Nel 2018 boom del progetto di Alternanza scuola-lavoro

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    Sono aumentate vertiginosamente proprio quest’anno le aziende, gli esercizi commerciali, musei o enti- no profit che hanno aperto le loro porte ai giovani studenti italiani per il progetto, ormai giunto ovunque, di Alternanza Scuola-Lavoro . Partendo dal 12 novembre scorso, sono state esattamente 31.544 le strutture lavorative che hanno accolto l’iniziativa, praticamente triplicate rispetto al 2017 quando gli organismi ospitanti erano stati 10.939. A pagarne le spese, però, è ancora una volta il Mezzogiorno, dove diverse classi non hanno potuto realizzare l’esperienza extracurricolare di alternanza scuola-lavoro . Come racconta il Registro nazionale dell’Alternanza (in funzione, appunto, da fine 2016), ad oggi ci sono 300.092 posti disponibili per gli studenti. E la stagione scolastica è iniziata da due mesi ma ancora non ha portato i ragazzi in azienda. Nel complesso, dall’avvio del Registro nazionale si sono iscritti 44.364 soggetti esterni e hanno fin qui ospitato 298.686 studenti. Nel 95,5 per cento dei casi la disponibilità è stata data da aziende (industria e artigianato le più presenti, poi servizi). Il restante 4,5 per cento si sono proposte, in ordine di ampiezza dell’ospitalità, enti pubblici, enti privati e singoli professionisti. Di fronte a questa offerta che, nell’autunno 2018, si può definire “a regime”, la domanda è stata fortemente ridotta dal governo Lega-Cinque Stelle. Per recuperare 70 milioni il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, ha varato un provvedimento che nella stagione 2019-2020 porterà le ore dei tre anni in Alternanza da 200 a 90 per i licei, da 400 a 150 per gli istituti tecnici, da 400 a 180 per i professionali. Più che dimezzate, come si vede. Ogni dirigente scolastico potrà autonomamente alzare il tetto, se lo riterrà. Sui nuovi “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” – sì, l’Alternanza ha anche cambiato nome – negli scorsi giorni il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha firmato un protocollo d’intesa con il ministero dello Sviluppo economico, a Pomigliano D’Arco. Di Maio ha detto: “Il nostro obiettivo è quello di sviluppare le competenze tra i giovani promuovendo anche il lavoro di qualità. Stiamo riformando il programma scuola-lavoro affinché l’Alternanza consenta agli studenti di andare a fare esperienza in azienda o in una struttura della pubblica amministrazione”. In particolare, il protocollo sottolinea la necessità di far crescere le competenze “tecnico-professionali, relazionali, manageriali, nel settore della politica industriale, del commercio internazionale, delle comunicazioni e dell’energia”. L’Associazione nazionale presidi si è schierata in maniera netta contro la diminuzione del programma di alternanza scuola-lavoro sviluppato dalla Buona scuola. Il suo presidente, Antonello Giannelli, spiega: “La contrazione dell’Alternanza è semplicemente un errore, nel rapporto tra scuola e lavoro si sviluppano competenze che spesso non si riescono a far emergere in classe. Relazioni, lavori di gruppo, difesa delle proprie argomentazioni. Proprio per questo l’Alternanza è motivante per chi non ha risultati scolastici alti. Non si può giustificare il taglio delle ore con alcune esperienze negative: su un milione e mezzo di studenti coinvolti è quasi inevitabile si siano verificate difficoltà. La verità è che si vuole togliere soldi alla scuola”. L’Anp propone, a fronte del dimezzamento delle ore, di non toccare comunque i fondi dedicati: “Le scuole che intendono continuare con un numero di ore più alto devono poterlo fare”.