Nessun intento politico nell’ultimo album dei Prodigy: le parole di Liam Howlett

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    L’Inghilterra sembra essere tornata agli anni’60-70, dominata da ribellioni sociali ed incertezze politiche. Questo sembra emergere dall’intervista dichiarata pochi giorni fa dai Prodigy, gruppo rock-elettronico irlandese, celebri per aver messo lo zampino anche nella colonna sonora del primo film di Matrix. Per esprimere questo clima di ribellione sociale,John Lydon dei Sex Pistols scriveva No Irish, no blacks, no dogs, nella sua provocatoria autobiografia. A questo dictat, i Prodigy aggiungono la parola ’No tourists’, che del gruppo di Lydon sono sempre stati visti come i figli elettronici. Ma non è una provocazione. E neanche una critica rivolta contro le politica in tema di immigrazione e di Brexit. E allora cosa vuole stare a significare. “È voglia di fuggire dalla realtà”, racconta Liam Howlett, 47 anni, da sempre il cervello del gruppo inglese che negli anni Novanta ha segnato la storia dei rave e dell’elettronica con singoli come Firestarter,Smack my bitch up,Everybody in the place e Charly. Ora i Prodigy tornano sul palcoscenico musicale con un album intitolato, appunto, No tourists, che verrà presentato in Italia, a Livorno, il 30 novembre e a Rimini il giorno dopo. “Il titolo indica la necessità di deragliare dal cammino obbligato, dal modo di vedere le cose dei turisti, perché la gente non ha più voglia di esplorare davvero. Siamo troppo pigri per girare di qua e di là e dare un’occhiata e avventurarci. Abbiamo paura, non vogliamo rischiare mai”.A chi gli chiede che se l’album ha a che fare con il clima politico che si sta respirando in Europa, Howlett risponde così: “No, la nostra musica è sempre stata elogio della fuga. L’intero progetto Prodigy ha molto di politico, ma non siamo interessati ai politici direttamente. A volte nascoste nella musica ci sono tracce delle nostra idee politiche ma non siamo una band politica, siamo una band edonistica”. La prima traccia dell’album ’No Turist’ richiama la celebre saga di un copatriota britannico, l’agente segreto James Bond. “Una decina di anni fa mi chiesero della musica per un film della saga di 007, ma non avevo tempo e alla fine non se ne fece niente. Spero me lo chiedano di nuovo. In realtà a me piacerebbe di più realizzare un’intera colonna sonora. Qualcuno c’ha provato a chiedermelo, ma non era niente che mi interessasse davvero. Ma ora ci sono film dell’orrore che potrebbero ispirarmi per le musiche” ha dichiarato la mente dei Prodigy. Nel proseguo nell’intervista Holwett risponde anche alla domanda se volesse lavorare per qualche film, come ha fatto il connazionale Tom York per il remake di Suspiria di Guadagno.”Solo gente sconosciuta- dice-non troppo legata agli studios, come nella musica mi piace collaborare con artisti lontani dalle major, nel nuovo album c’è questa band che si chiama Horror, scritto Ho9909. Il problema del cinema è che devi rispondere alle richieste di così tante persone. E io non potrei mai lavorare così”. Sul fatto che la elettro-rock band ha mantenuto lo stesso sound per tutti questi decenni, Holwett confessa “che ha aiutato a tenere viva la musica elettronica in generale. I generi cambiano molto velocemente. Dal breakbeat alla jungle, poi al drum and bass, poi è arrivato la dubstep, e da lì alla trap, alla quale si è ispirato l’ultimo hip hop. Noi però in qualche modo siamo stati sempre in disparte quando arrivavano le novità per osservare e attingere. È stato bello quando è arrivata la dubstep ma dopo due anni era usata per gli spot dello spray per i capelli. E ormai è morta. Invece nel sottobosco musicale elettronico in qualche modo la drum and bass c’è sempre”.