Due visioni di vedere il calcio o, forse, due momenti storici che impongono ad ambedue due differenti tipologie di gioco e due interpretazioni ‘filosofiche’ strutturalmente lontane tra loro. Da una parte il Milan ricostruito e ‘salvato’ dopo a fuga dei capitali cinesi, la ricapitalizzazione a stelle e strisce e le nuove linfe vitali che hanno portato, sotto la guida dell’illuminato Leonardo e dell’amuleto storico Maldini, a ritornare ad avere un peso e una velleità vera nel calcio italiano anche attraverso movimenti di mercato di grande fascino e utilità, uno su tutti Higuain. Dall’altra invece la interplanetaria Juventus, che vince da pressochè una decade tutto ciò che c’è da vincere in Italia, arriva due volte in finale di Champions e viene buttata fuori da alieni (Messi, Ronaldo) fino a decidere il colpo ‘gobbo’: comprare uno di questi. Arriva Ronaldo, CR7, e con lui la sensazione di esser pronti a vedere, magari quest’anno o l’altro che verrà, una coppa delle grandi orecchie dalle parti di Torino.
Troppa differenza tra le due realtà, al momento, che per blasone, potere sportivo e bacheche sono tra le più amate in Italia e nel Mondo. Troppa sproporzione verso lo strapotere bianconero per pensare che il Milan dell’ennesima rivoluzione, che caracolla e lotta per un posto tra le prime quattro potesse davvero giocarsela alla pari. I progetti si costruiscono con il tempo, e questo Milan finora non ne ha avuto. Del resto la Juventus nasce da un lungo percorso, quello post calciopoli e quello che Antonio Conte ha sterzato qualche anno fa con la sua nuova tipologia di far calcio. Del resto poi il Milan di questa stagione, anzi, di questo momento, un motivo per giustificarsi nel concreto circa la differenza che si è vista, ce l’ha davvero. Il giovane coach Gattuso, infatti, è arrivato alla super sfida di San siro con una squadra davvero ridotta all’osso in termini numerici e di effettivi ‘convocabili’. Tanti, troppi infortunati e molti uomini a mezzo servizio. Caldara, Biglia e Bonaventura fuori, dopo la sfida di Siviglia in Europa League il Milan ha aggiunto l’infortunio di Musacchio (due mesi) e i problemi di Calhanoglu al piede già operato e non solo: anche Cutrone (caviglia malconcia) e Kessie (problema alla gamba destra). E poi ovviamente Calabria e Higuain che sono stati recuperati proprio all’ultimo. Allegri, invece aveva praticamente tutti: anche i vari Kean, Douglas Costa e Bernardeschi, e si è concesso il lusso di lasciare Bonucci in panchina per tutta la partita (forse anche per evitargli problemi di pressione, vista la stagione passata in rossonero e, dunque, evitarsi un ‘Higuain bis’, lanciando dal primo minuto un insuperabile Benatia.
E’ per questo che al di là dell’evoluzione di gioco in quanto tale, a far la vera differenza è stata l’abitudine ormai consolidata nei bianconeri di vincere, reggere le pressioni della grande sfida e la capacità di andare oltre gli ostacoli. Il Milan è in crescita e continuerà, nei mesi e negli anni: ma arrivare ai livelli ‘concettuali’ di questa Juventus implica un lavoro ancora un po’ lungo.



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