La partita per le primarie del Pd si è aperta ormai da diverse settimane, ma c’è già chi invoca unione e ragionevolezza. Così è il caso del Governatore Pd del Piemonte, Sergio Chiamparino, che fa appello al senso di responsabilità: "Evitiamo divisioni nel Pd  e concentriamoci sulla vera sfida politica che è quella per il consiglio regionale a maggio". Allo stato attuale, il Piemonte è l’ultima Regione del Nord governata dal Pd e bisogna lavorare a denti stretti per non perdere. Ma il governatore non sembra essere ascoltato, se i nomi cosiddetti unitari per la segreteria piemontese del Pd nascono e rischiano di morire in poche ore.
A sorpresa si fa quello di Chiara Gribaudo, vicina a Matteo Orfini; viene dopo quello di Mauro Maria Marino, il quale però è stato ritenuto subito assai poco unitario, perché gradito soprattutto a Maria Elena Boschi. Gazebo previsti per il 16 dicembre. Dal Piemonte alla Sicilia - passando per tutte le regioni dove il Pd deve eleggere i segretari locali - le competizioni in giro per l’Italia sono prova generale del congresso nazionale. I renziani puntano alla conta, i non renziani ad evitarla. Un esempio per tutti è la Lombardia, dove domenica scorsa si sono già tenute le primarie regionali. Ha vinto Vinicio Peluffo, lunga esperienza politica, è stato capo della segreteria di Walter Veltroni ed era, a inizio corsa, il candidato anche dei renziani. Tanto che Alessandro Alfieri, ex segretario dem lombardo, ora deputato, aveva costruito un consenso ampio su Peluffo. Ma Matteo Renzi si è smarcato (e Alfieri ne ha dovuto prendere atto), puntando su Eugenio Comincini, che ha perso. Il bis dell’operazione costruita in Toscana, dove la renzianissima Simona Bonafè, è diventata nei mesi scorsi segretaria regionale, non è riuscito in Lombardia.
I renziani ci riprovano in Sicilia. Anche lì il 16 dicembre si va ai gazebo. Grande lavorìo per arrivare a un nome unitario. Giuseppe Lupo capogruppo dem all’Ars, sostenitore di Nicola Zingaretti, aveva offerto la disponibilità a un nome condiviso, anche scelto dai renziani. Non se n’è fatto niente. Davide Faraone, luogotenente di Renzi in Sicilia, è in corsa per la segreteria regionale siciliana per succedere a Fausto Raciti. A questo punto la spaccatura è netta. A sfidare infatti Faraone, sarà Teresa Piccione , dell’area di Dario Franceschini, di Lupo e di Anthony Barbagallo, con il consenso di ex ds come Lillo Speziale e Giovanni Panepinto. Con Piccione dovrebbero esserci pure i sostenitori di Richetti. Piccione ci tiene però a chiarire: "La mia non è una candidatura figlia del correntismo. Faccio una battaglia per ricostruire il Pd. Bisogna riconoscere gli errori fatti, voltar pagina e ricostruire il dialogo con gli si è allontanato. Il Pd deve tornare a essere centrale".Si va a gazebo il primo dicembre nel Lazio, dove il governatore e candidato alla guida del Pd nazionale Nicola Zingaretti preferisce non fare endorsement per il congresso regionale, però molti dirigenti della sua area sostengono Bruno Astorre, amico personale di Luigi Zanda. Astorre sfida Claudio Mancini, appoggiato da Matteo Orfini, da Beppe Fioroni e dai renziani.
Grande confusione in Calabria e incertezza su tutto, dai nomi alla data dei gazebo prevista per il 16 dicembre, il giorno dopo la chiusura delle iscrizioni. Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà invita a ritrovarsi tutti su Demetrio Battaglia . Come Chiamparino, anche Falcomatà fa appello al buonsenso. Però la riffa dei nomi continua.
In Umbria disfida il 16 dicembre tra Walter Verini, deputato ed ex stretto collaboratore di Veltroni e  Gianpiero Bocci, ex sottosegretario,  che ha l’appoggio della governatrice Catiuscia Marini.
Divisioni però tutte territoriali, più che correntizie, nella Marche dove le primarie sono in programma il 2 dicembre: da una parte c’è Paolo Petrini, sostenuto dalla sindaca di Ancona Valeria Mancinelli e dal primo cittadino di Macerata , Carancini e dall’altra Giovanni Gostoli che tra i suoi supporter ha Matteo Ricci, il sindaco di Pesaro e responsabile enti locali del Pd.   Chi vince e chi perde farà già la differenza nelle primarie nazionali.  

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