Per il Cnr-Isac, l’anno appena trascorso è stato il più caldo dal 1800 ad oggi per la nostra penisola. Con una anomalia di +1.58°C sopra la media del periodo in questione (1971-2000), il Cnr-Isac ha constatato che quest’anno si sia andato oltre il record di tre anni fa(+1.44°C sopra la media). A testimoniare il record è il Cnr-Isac di Bologna, stabilendo che a parte i mesi di febbraio (con un’anomalia negativa) e marzo (nella media rispetto al trentennio in esame), tutti i rimanenti 10 mesi dello scorso anno hanno segnato anomalie positive, nove di essi superiori ad 1°C rispetto alla media. Particolarmente al di fuori della norma sono stati le annate di gennaio (il secondo gennaio più caldo dal 1800 ad oggi, con una irregolarità di +2.37°C rispetto alla media) e aprile (il più caldo di sempre, con’anomalia di +3.50°C). "Abbiamo osservato e incrociato i dati per ottenere un andamento tutt’altro che rassicurante", illustra Michele Brunetti, responsabile della Banca dati di climatologia storica dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del capoluogo emiliano. Due secoli di verifiche, ottenendo i dati degli osservatori su tutta la penisola dall’Ottocento a oggi testimoniano il cambiamento climatico che preoccupa gli scienziati ed esperti di ogni dove. "Per quanto riguarda l’Italia siamo ben oltre i limiti imposti dagli accordi di Parigi sul clima", - ribadisce Brunetti - "visto che si tratta di +1,5-2°C: lo dimostrano le anomalie postive che abbiamo registrato in buona parte dell’anno scorso". Le conseguenze? "Bisogna distinguere su scala globale e scala locale," - aggiunge Brunetti - "tenendo conto che oltre a siccità e incendi, i rischi maggiori sono legati all’innalzamento del livello medio dei mari dovuto a sua volta allo scioglimento dei ghiacci continentali e alla dilatazione termica degli oceani". "La singola anomalia del 2018, se presa in esame singolarmente, non ci permette di trarre conclusioni relativamente alle tendenze in atto", conclude Brunetti.

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