Il primo cittadino di Danzica, Pawel Adamowicz, è morto. Il sindaco era rimasto gravemente ferito da un coltello durante un evento di beneficienza. Adamowicz, tra i membri politici più popolari contrari all’esecutivo polacco sovranista e conservatore di Jaroslaw Kaczynski, era ricoverato in codice rosso ed ha immediatamente subito un intervento chirurgico. In televisione è stato evidente l’intento dell’uomo che ha voluto ferirlo mortalmente, fare il suo ingresso sul palco e colpirlo ripetutamente con un coltello urlando "Adamowicz è morto". Il reo è un ventisettenne che ha dichiarato a sguarcia gola di essere stato incarcerato e torturato pur proclamandosi innocente nel periodo in cui l’ex movimento di Adamowicz, Piattaforma civica, era al governo, tra il 2007 e il 2015. La polizia ha dichiarato che è un pregiudicato, complice di molte rapine bancarie. Il sindaco di Danzica stava prendendo parte al concerto finale della raccolta nazionale di fondi allestita dall’associazione Wosp (Grande orchestra caritatevole di Natale) che annualmente raccoglie milioni di euro da investire nell’acquisto di apparecchiature ospedaliere. Adamowicz, 53 anni, era sindaco della città natale di Solidarnosc da ventun’anni. E l’anno scorso ha rivinto nuovamente le elezioni candidandosi come indipendente con il 65 per cento dei voti favorevoli. Nell’amministrazione cittadina si è sempre espresso per posizioni progressiste, a tutela dei diritti delle minoranze e della comunità lgbt. Il presidente polacco Andrzej Duda aveva alimentato la speranza, dicendo che i medici erano riusciti a rianimare Adaomowicz anche se le sue condizioni restavano molto serie. Evidentemente scosso si era mostrato anche il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, ex primo ministro e cofondatore di Piattaforma civica, cresciuto a Danzica: "Preghiamo per il sindaco Adamowicz. Pawel, siamo con te", aveva commentato su Twitter. Il responsabile della Wosp, Jerzy Owsiak, contrario alle politiche di destra del governo, si è scagliato contro quello che ha ribattezzato l’atmosfera di odio suscitata dal partito Diritto e Giustizia.

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