"A seguito dei recenti allagamenti in alcune aree della Capitale e dopo un’accurata verifica delle condizioni del reticolo idraulico nel territorio dell’area metropolitana, emerge un gravissimo e pericoloso stato di rischio idraulico", A lanciare l’allarme è Erasmo D’Angelis, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, il quale, attraverso una lettera ha scritto al sindaco Raggi per denunciare lo "stato di rischio idraulico nell’area metropolitana di Roma per oltre 250.000 cittadini". D’Angelis sottolinea "l’assenza o carenza di manutenzione per circa 700 km di fossi e canali delle rive del Tevere e dell’Aniene, e la necessità di aggiornamento del Piano di Protezione Civile con l’inserimento delle nuove aree a rischio idrogeologico perimetrate dall’Autorità. All’effetto urbanizzazione con l’occupazione di spazi di esondazione naturale dei corsi d’acqua – si legge ancora nella lettera - si sono aggiunte criticità dovute allo stato di grave degrado e mancata o carenza di manutenzione del reticolo idrografico minore dell’ambito metropolitano - sottolinea - Siamo a livelli inaccettabili e molto preoccupanti all’inizio della stagione autunnale". "L’analisi del reticolo, costituito dai principali tributari del Tevere e dell’Aniene, con una estensione complessiva di circa 700 chilometri, nelle loro dinamiche idrauliche evidenzia rischi elevati per la presenza di vaste aree densamente abitate da oltre 250mila cittadini, il dato probabilmente più elevato a livello europeo, luoghi di lavoro, aree turistiche - prosegue D’Angelis - In particolare la pericolosità idraulica lega le zone fociali della bonifica storica di Ostia e di Fiumicino a numerose aree urbane come Torrino, Statuario, Tor Sapienza, Prima Porta. La carenza e assenza, che continua ormai da diversi anni, di manutenzione fa del Comune di Roma l’unica capitale europea priva di programmazione e gestione operativa della manutenzione idraulica ordinaria e straordinaria, l’attività più utile ed efficace ai fini della buona prevenzione di danni a beni pubblici e privati e soprattutto per la salvaguardia di vite umane – osserva ancora l’esperto - Anche nel caso di eventi meteorologici non ’estremi’, la massima capacità di deflusso dell’acqua deve essere sempre garantita in superficie e nel reticolo fognario nella sua funzione di collettamento delle acque di ’scarico’. A tal proposito - prosegue la lettera - risulta inspiegabile il mancato impegno del Consorzio di Bonifica Tevere ed Agro Romano la cui importante attività operativa di manutenzione si ferma all’esterno del Raccordo anulare". segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale sottolinea quindi che "risulta evidente l’urgenza di avviare un programma di manutenzione dei corsi d’acqua e del reticolo secondario per garantire la loro massima capacità di deflusso sia in superficie che nelle reti fognarie. Ed è necessario, ai fini della prevenzione del rischio alluvioni, l’aggiornamento del Piano di Protezione civile che comprenda anche tutte le nuove aree a rischio idrogeologico perimetrate nei recenti aggiornamenti del Pai (Piano di assetto idrogeologico". A corredo della lettera, è allegata anche una mappa in cui "sono tracciate le zone con fossi e canali dove intervenire per scongiurare l’eventualità di allagamenti di seminterrati e locali al pianterreno, di sottopassaggi, infrastrutture e aree archeologiche e monumentali in coincidenza di zone di deflusso delle acque meteoriche. Il Distretto - conclude D’Angelis - è a completa disposizione per facilitare questa che consideriamo tra le più importanti opere pubbliche a tutela dei cittadini e dei beni pubblici, privati e storici esposti". Dal canto suo il Campidoglio concorda che "è necessario dare vita con la massima urgenza a una task force inter-istituzionale per mettere in sicurezza il Tevere e l’Aniene e tutelare 250.000 cittadini dell’area metropolitana di Roma.L’intervento dell’Autorità di bacino distrettuale dell’appennino centrale - Autorità di bacino del Tevere pone in evidenza le catastrofiche conseguenze dello sfruttamento indiscriminato del territorio (cementificazione selvaggia, abusivismo edilizio e consumo del suolo) e di quello che l’Autorità ha definito ’la carenza e assenza, che continua ormai da diversi anni, di manutenzione’ per circa 700 km di fossi e canali. In particolare, relativamente ai corsi fluviali, può assurgere a modello l’Ufficio di Scopo per il Tevere istituito lo scorso marzo da Roma Capitale: gli obiettivi dell’Ufficio Tevere sono la manutenzione, lo sviluppo e la tutela delle acque e delle sponde del fiume - conclude la nota - Alla struttura capitolina hanno aderito 10 enti istituzionali, tra i quali la Regione Lazio, e 15 strutture della stessa Amministrazione". Per conoscenza la missiva è stata inviata, anche al capo del Dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e al prefetto di Roma, Paola Basilone.
M.

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