"Oggi molte persone che risiedono in Italia non sono riconosciute come italiane e per questo non possono indossare la maglia azzurra. Ma lo sport non è né di destra né di sinistra, non può avere svantaggi: a tutti deve essere permesso di praticare la propria disciplina e bisogna lavorare per questo. E’ inaccettabile che i nostri figli siano a scuola con altri ragazzi, vanno a fare sport e magari questi ragazzi sono anche più bravi di alcuni dei nostri ma non possono competere ai vari livelli dei campionati o addirittura in alcuni casi indossare la maglia azzurra: questo non è giusto”. Intervenendo al Foro Italico in occasione della presentazione del progetto ‘Sport e Integrazione’, il presidente del Coni ha avuto modo di spiegare l’impatto dello Ius Soli anche nello sport. "C’è qualcuno che cavalca certe cose per proprio tornaconto - ha tenuto a ribadire Malagò - come sulla legge per lo ius soli. Il mondo dello sport è da subito stato il portabandiera, ma non vuole essere strumentalizzato né tirato per la giacchetta. Sicuramente in Italia abbiamo una crescita demografica che è pari a zero e, guardando alle statistiche, negli ultimi 15 anni abbiamo perso 4 milioni e mezzo di potenziali atleti tra i 14 e i 19 anni".
M.

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