Anche nel passato la Supercoppa Italiana si giocò fuori dal paese. La prima volta acadde nel 1993, e fu a Washingon. La Supercoppa italiana di quest’anno è diventata un vero e proprio caso internazionale dopo che la gara di Gedda è stata avvolta dalla marea delle polemiche relative alla disparità di trattamento e di accesso allo stadio a seconda del genere sessuale a cui si appartenga.
Che la Supercoppa Italiana diventasse un esempio di discriminazione di generi tra uomini e donne era difficile da immaginare, e non era certo quello che gli organizzatori si aspettavano. Ma il fatto che la supercoppa Italiana emigri all’estero non è affatto una novità dell’ultim’ora per quanto concerne il movimento calcistico italico.
La prima volta che la Supercoppa italiana emigrò all’estero era il 1993. Il 21 agosto, a Washington, si gioco la finale tra Milan e Torino. A trionfare per 1-0 furono i rossoneri, grazie al gol del goleador Marco Simone. Il calcio italiano negli Usa fu una sorta di apripista dal momento che poi, nell’estate successiva sarebbe andato a disputarsi addirittura il Mondiale di calcio per nazionali, il famosissimo Usa ’94 che vide l’Italia guidata da Arrigo Sacchi arrivare, benchè a fatica, alla finale poi persa contro l Brasile di Dunga e Romario e Bebeto, ai calci di rigore. Sbagliarono, tra gli altri, Baresi e Baggio, due dei leader. Fu il Mondiale di Baggio e, indubbiamente, degli Usa. Si parlò di calcio italiano come biglietto da visita dello sport nel mondo. E andò avanti ancora.
La Supercoppa Italiana tornò a giocarsi all’esterno, 2002, quando la Juve e il Parma, per disputarsi la vittoria, dovettero andare fino a Tripoli, Libia. Dal colonnello Gheddafi. Pecunia non olet, disse qualcuno in quel caso.
I soldi non odoravano neppure quando furono i tempi dei viaggi in Cina (tre volte a Pechino e una a Shanghai) e in Qatar: i sovrani arabi avevano iniziato ad amare il calcio, prima ancora di farne un business a grandissimi livelli. Gedda, è solo l’ultimo esempio, dunque.

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