Osservazione in atto da parte delle autorità di prevenzione sui foreign fighters italiani, in totale una quindicina, che probabilmente ora sono in Siria impegnati in azioni di combattimento. Il controllo dei foreign fighters, evidenziano alla stampa fonti autorevoli, "è precedente alla notizia della morte di Giovanni Francesco Asperti", nome di battaglia ’Hiwa Bosco’, che si era aggregato alle milizie curde dell’Ypg.E proprio questa questione, l’appoggio agli schieramenti armati che sul suolo siriano contrastano l’azione dell’Isis, "fa sì che in quest’ultimo caso non sia tecnicamente corretto parlare di veri e propri ’foreign fighters’ perché, pur esercitando un’attività armata, non era diretta al sostegno del jihadismo fondamentalista".Filo-curdi sono i cinque giovani combattenti per cui la procura di Torino ha chiesto in settimana il provvedimento della sorveglianza speciale per via della loro recente operazioni nella zona siriana del Rojava. "Quando si parla di volontari in Siria bisogna ulteriormente specificare -commentano le stesse fonti - se la permanenza di chi si reca sul posto si sia concretizzata in servizio di tipo umanitario, sanitario e logistico oppure in vera e propria attività di combattimento".Per ciò che concerne invece i circa 130 ’foreign fighters’ filo-jihadisti decollati dall’Italia con l’obiettivo di arruolarsi nelle file dell’Isis in Siria e in Iraq, non più di un decimo – circa dodici soggetti - è di nazionalità italiana. Per il resto si parla di stranieri che hanno risieduto  nel nostro Paese o per qualche ragioni sono stati solo di passaggio. In altre nazioni l’onda dei presuunti combattenti per il terrorismo è stato in questi anni molto più grossa. I dati italiani sono in ogni caso al di sotto dei numeri registrati in Belgio, Francia, Germania e Gran Bretagna, da cui in questi anni sono partiti per il territorio siriano almeno 3.000 combattenti. Più di 1.200 i ’siti di interesse’ controllati dagli apparati di prevenzione italiani.

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