Sanremo, l’immancabile polemica sui cachet

Era nell’aria, la polemica, a Sanremo, è di casa, specie quando si parla dei cachet che prendono gli addetti ai lavori durante il Festival. L’ultimo polveronesollevato è quello inerente i cachet formulati per Claudio Baglioni, Claudio Bisio e Virginia Raffaele. La Rai sottolinea che il cachet di Baglioni è di 585mila euro, uguale a quello della precedente edizione, spegnendo le critiche su quanto trapelato dal ’Corriere della sera’ che invece mezionava 700mila euro per Baglioni, 450mila per Bisio e 350mila per Raffaele.Ma non è la prima volta che i super compensi ricevano duri attacchi. Come avvenne per il predecessore di Baglioni, Carlo Conti, sommerso da una valanga di acuse, fino agli insulti social, per via del suo compenso da 650mila euro durante l’edizione del Festival datato 2017. Le cifre, va sottolineato, sono sempre state diramata dalla stampa, perché la Rai, per questioni di privacy, non ha mai dato le sue informazioni in merito.Conti non è stato il primo a finire nel calderone. Nel 2011 suscitò clamore il compenso di Gianni che avrebbe intascato 800mila euro, mentre Fabio Fazio 600mila euro nelle edizioni del 2013 e 2014. Nel 2012 più che lo stipendio in sé a far parlare fu la scelta di Adriano Celentano di devolvere il tutto in beneficenza pagandoci sopra le tasse. Ancor prima era capitato a Roberto Benigni sostenere che avrebbe datoil suo compenso - 250 mila euro per mezz’ora - in beneficenza, ma senza imposte. Qualche edizione fa, tra i mega cachet finiti sotto la critica mediatica si riportano alla memoria i 500 mila euro dei quali si parlò per Ilary Blasi e i 400mila di Victoria Cabello, le donne del Festival 2006 condotto da Giorgio Panariello, per il quale si disse del compenso record di 1 milione di euro. Nel 2004 a Simona Ventura furono versati 320 mila euro mentre al direttore artistico Tony Renis 500 mila.

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