Di Maio si esprime sulla Tav confermando la posizione già espressa più volte. Il no che sembra un out-out a Salvini anticipa la posizione di Toninelli e complica la querelle dentro il governo.
Luigi Di Maio da Ortona parla di Tav: Finchè ci sarà il movimento al governo la Tav non si farà.
Il tema per Di Maio in ambito Tav non è il ridimensionamento dell’opera. “Se parliamo di rimensionamento parliamo di una supercazzola" dice Di Maio che, poi, consiglia di non creare inutili tensioni all’interno della maggioranza: "Per me valgono le priorità. In questo governo ce lo siamo detti chiaramente dall’inizio: ci sono cose su cui siamo d’accordo e altre no. Lavoriamo su quelle su cui siamo d’accordo, altrimenti devo concludere che si spinge su cose su cui non siamo d’accordo per creare tensioni nel governo? Io non lo consiglio. Qui a tirare dritto sono io".

Di Maio sostiene che sul voto per l’autorizzazione a procedere i cinquestelle non hanno ancora deciso: "Nella nostra storia non abbiamo votato per utilizzare immunità parlamentari. Questa è un po’ diversa da un’immunità ma per quanto mi riguarda il mio riferimento sono i senatori della giunta che seguiranno tutto il procedimento. Poi decideremo".

In merito si esprime anche Graziano Delrio, leader dei deputati dem, che dalla convenzione del Partito democratico in corso a Roma fa un appello all’altro vice premier ’collega’ di Di Maio e cioè Salvini: "Voglio fare un invito al ministro Salvini, al nostro capitano coraggioso. Non scappare dal processo". Dallo stesso palco Maurizio Martina ribadisce: "È arrivato il momento di una mozione di sfiducia verso un ministro che ha violato la legge nello svolgere il proprio lavoro".
Il ministro dell’Interno intanto persiste nell’assicurare che una intesa si troverà. "Decidono gli italiani - dice Salvini - che hanno bisogno di viaggiare di più, di inquinare di meno, di spendere di meno. Non rispondo alle polemiche, il tempo lo investo lavorando e credo che il Governo, come ha fatto in questi mesi, troverà la soluzione migliore, perché lasciare 20 chilometri di buco sotto a una montagna non mi sembra utile né agli italiani né a nessun altro. C’è bisogno di viaggiare di più e meglio, se un’opera mi costa meno finirla che fermarla è evidente dove sta la ragione. Però, ripeto, col buon senso l’accordo si trova".

Torna inoltre sull’idea di un "Piano Marshall" per l’economia, spiegando che "ci sono centinaia di cantieri fermi da troppi anni anche per colpa della burocrazia e quindi stiamo preparando un decreto per dimezzare i tempi per realizzare le opere, per aprire i cantieri, sistemare le strade, per finire quello che è cominciato 10-15 anni fa, perché significa lavoro, significa crescita, significa sviluppo".

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