Da Londra, Parigi e Berlino giunge il no al rimpatrio jihadisti come richiesto recentemente da Donald Trump.
"Gli Stati Uniti stanno chiedendo a Gran Bretagna, Francia, Germania e altri alleati europei di prendersi gli 800 combattenti dell’Isis che abbiamo catturato in Siria e di processarli. Il Califfato è pronto a cadere. L’alternativa non è buona ed è che saremo costretti a rilasciarli": lo ha dichiarato di recente il presidente americano Donald Trump parlando degli jihadisti Isis e della controversa polemica circa il rimpatrio.
Un rimpatrio, appunto, quello degli jihadisti a cui i governi europei hanno ribadito il secco no.
Infatti il governo tedesco sostiene come sia "estremamente difficile" in questa fase attuare il rimpatrio dalla Siria dei jihadisti europei, come richiesto dal presidente Donald Trump. A dirlo è il ministro degli Esteri, Heiko Maas, nel corso di un intervento sulla tv pubblica tedesca.
Un rientro può sembrare plausibile appena se"siamo in grado di garantire che vengano inviati immediatamente in tribunale e che saranno arrestati", ha chiarito Maas. Ma non ci sono solo i tedeschi. Anche la Francia ignora l’appello di Trump sui rimpatri degli jihadisti e Parigi rimanda al mittente l’appello con fermezza. "C’e’ un nuovo contesto geopolitico con il ritiro degli Stati Uniti" dalla Siria, ha detto il ministro della Giustizia francese, Nicole Belloubet, intervenendo a France 2. "Per ora non cambieremo la nostra politica", ha chiarito, "in questa fase la Francia non rispondera’ alle domande" di Trump. Il governo di Parigi ha sempre detto di no alla proposta di rimpatriare i ’foreign fighter’ e le loro mogli. Il ministro degli Esteri di Pargi, Jean-Yves Le Drian, li ha bollati "nemici" della nazione, da mettere sotto processo in Siria o in Iraq. Stando a diverse fonti diplomatiche e militari, le Forze democratiche siriane dirette dai combattenti curdi detengono 150 cittadini francesi, di cui 50 adulti, nel nord-est della Siria. Parigi sta tentando di rimpatriare i minori, da valutare caso per caso.
E poi c’è Londra. Che rigetta l’appello di Trump sul rimpatrio degli jihadisti con altrettanta risolutezza. "I combattenti stranieri devono essere assicurati alla giustizia, in accordo con la procedura legale appropriata nella giurisdizione piu’ appropriata", ha detto un portavoce del primo ministro britannico Theresa May. "Ogni volta che cio’ e’ possibile", ha aggiunto, "questo deve accadere nella regione in cui sono stati commessi i crimini".

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