I giallorossi di Di Francesco vengono eliminati dalla Champions League. Nel turno di ritorno degli ottavi di Champions League la Roma perde in casa del Porto per 3-1 e, a fronte del risultato dell’andata (2-1 per i romanisti) e del complessivo computo che porta il totale dul 4-3, esce di scena dalla più importante competizione per club a livello europeo.

Addio Champions dunque per la Roma. Una Champions che era vista dai giallorossi un pò come una sorta di ultima spiaggia dopo i disastrosi e bivalenti risultati in campionato e coppa Italia: lì dove, ad esempio, con un pesantissimo 7-1 i ragazzi di Di Francesco erano stati eliminati dalla Fiorentina. In campionato, invece, reduci dal meritato KO nel derby contro la Lazio, la Roma arranca proprio in cerca di un faticoso e complicato piazzamento Champions per la prossima stagione. Insomma, un momentaccio per la Roma: in quella che tanti tifosi hanno ribattezzato come la classica ’settimana del romanista’ (sconfitta del derby e uscita dalla Champions in pochi giorni appunto) il club giallorosso potrebbe aver perso l’abbrivio verso un finale di stagione dai risolti positivi. Toccherà ora capire come il club reagirà, quali decisioni prenderà in merito ad esempio alla posizione, sempre pù in bilico secondo i rumors, del tecnico Di Francesco e in termini di necessaria risalita in classifica quanto al campionato.

E’ dire che, a Oporto, pur con tutti i limiti ormai acclarati di questa stagione, la Roma non disputa neppure la sua peggior gara. Anzi. Andando sotto e pagando lo scotto ormai tradizionale delle proprie amnesie difensive, ha la forza di pareggia e di non capitolare quando il Porto allunga sul 2-1 che vale i supplementari. Proprio nell’extra time la Roma appare improvvisamente più viva e energica, andando clamorosamente a sfiorare almeno in un paio di occasioni (di cui una con Dzeko clamorosa) il vantaggio che avrebbe significato passaggio del turno. Ma la tipica sliding door del calcio, quella del ’gol mancato gol subito’ ha scritto ancora una pagina in propria conferma: l’attimo dopo, o giù di lì, del lob con cui capitan Dzeko ha quasi segnato con un lob a porta vuota troppo morbido perchè Pepe non riuscisse a salvare in tempo, ecco il tocco di Florenzi sulla maglietta: tocco lieve, ma c’è il VAR. L’arbitro va, controlla, assegna il rigore. L’ex interista Telles non sbaglia. E’ il minuto 117: a tre dai rigori. Ma proprio il rigore che spiazza Olsen decreta l’addio Champions della Roma. Che pure avrebbe un’altra chance, subito dopo. Tocco molto sospetto su Shick in area di rigore. Ci sarebbero gli estremi per il penalty che, clamorosamente, col pari (2-2) qualificherebbe la Roma per i gol in trasferta. Check a distanza: per il pool Var non ci sono gli estremi. Polemiche a non finire, per una coda tragica sportivamente parlando per una Roma che reclama anche per voce del presidente Pallotta, il cui comunicato ufficiale sul sito del club non lascia spazio alle interpretazioni. Parole che, forse, per la durezza, potrebbero anche costargli caro.

Nel mezzo, la solita Roma: brillante avanti, choccante dietro. Soares al 26’ portava in vantaggio il Porto su ennesima dormita in piazzamento dei centrali. Di Francesco, scegliendo la nuova difesa a tre con Jesus, Marcano e Manolas poco rodata, provava a ripetere i fasti della forse irripetibile notte col Barcellona di un anno fa. Ma la difesa non è la stessa, quest’anno. E si vede. Il pari su rigore, è di capitan De Rossi su conquista di penalty del guizzante Perotti. De Rossi spiazza Casillas e poi deve dare forfait a un attimo dall’intervallo: soliti guai muscolari. Un calvario quest’anno per il leader dei giallorossi che, poi, ricadono nel vizietto: si perdono una palla vagante facile da leggere quando Marega, a sue passi da Olsen, buca e fa 2-1. Con questo risultato si va ai supplementari, e così succede. Lì, succede l’imponderabile: a tre dal gong rigore-Porto sì. Nel recupero, rigore-Roma no. C’è chi ricamerà, su questo. Chi, metterà nel pentolone anche gli svarioni per cui la Roma paga dazio da un pò. E, forse, da questi bollori, il bollito potrebbe essere il solito unico capro espiatorio di casi del genere. O forse no?

Nell’altro match della sera, invece, clamorosa eliminazione per il PSG contro il rinnovato United: non basta il gol di Bernat al 12’ ai parigini, che crollano letteralmente contro i reduci di Mou che trovano un Lukaku versione mundial: dopo aver timbrato al 2’ si ripete alla mezzora. Ma a decidere tutto è il clamoroso rigore (anche qui via Var) di Rashford al ’94. Potere della tecnologia. Che dà gioie, ed lacrime, a seconda di come la si guardi

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