Rimettere in piedi il minareto della moschea degli Omayyadi di Aleppo, emblema della Siria, prima con una scala in 3D, poi nei suoi 45 metri di altezza. Un obiettivo fattibile grazie a un professore pensionato dell’Università Politecnica delle Marche, Gabriele Fangi, i cui dati tecnici realizzati prima del conflitto siriano risultano importantissimi per dare luogo ad un progetto volto a ridare un’immagine ad Aleppo, ferita da quasi otto anni di battaglie. Era l’agosto del 2010 quando Fangi giunse in Siria per immortalare, con immagini in hd, il minareto che l’Università di Aleppo si era preoccupata a restaurare tre anni prima, nel 2007. E sono suoi gli unici studi fotografici che consentono adesso la ricostruzione. ’’Avevo con me un’attrezzatura leggera, una macchina fotografica e un treppiedi, le autorità siriane non mi avrebbero permesso di portare altro – commenta Fangi alla stampa - ma era tutto quello che mi serviva per la fotogrammetria sferica’’. Si tratta di un escamotage realizzato dallo stesso Fangi, già professore di Topografia e Cartografia all’Università di Ancona, che permette di operare rilievi tecnici fotografici ad altissima qualità dell’immagine e nel consentire poi la composizione di un modellino in 3D. Allora era un hobby, che ha riguardato il minareto di Aleppo come altri 28 luoghi d’interesse della Siria, oggi è un reperto insostituibile. Perché il minareto, patrimonio dell’Unesco sorto nel 1090, è stato distrutto nel 2013 per via della guerra. L’ultima tappa di Fangi in Siria è datata ottobre 2017 su richiesta del ’Syrian Trust for Development’. ’’I lavori di ricostruzione del minareto di Aleppo sono iniziati il primo novembre scorso - ci racconta l’ingegnere - Ci sono circa 1300 blocchi di pietre calcaree da sollevare, identificare, rimettere al loro posto. Non è possibile farlo con tutti, alcuni sono andati distrutti’’ ha concluso il professor Fangi a termine del suo intervento.

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