Tav: si salva Toninelli dalla sfiducia in Senato. Caso in aula, lite Forza Italia-M5s che deve fare i conti con crepe e dissidenze interne. Se Toninelli respira, l M5s no: sono ore, giornate, voti e prove dalle quali il movimento non ne sta uscendo alla grande: mentre a Roma succede di tutto intorno alle querelle giudiziarie di De Vito (e non solo), a livello nazionale il M5s perde i pezzi e deve affrontare vere e proprie mareggiate. Non passano le mozioni di sfiducia presentate da Pd e FI, è vero, e Toninelli torna ad alzare i toni delle proprie posizioni. Per il ministro delle Infrastrutture Toninelli infatti “ridiscutere la Tav è un dovere, io sono coerente.”, e gli “attacchi sono inconsistenti.”. Ma l’aria che si respira attorno al movimento è pesante.

Toninelli salvo, M5s no: crepe e dissidenze. Il ministro resta in sella, ma il M5s conta dissidenti e incongruenze


Danilo Toninelli dunque resterà al suo posto come numero uno del ministero delle Infrastrutture e Trasporti dal momento che al Senato non passa la mozione di sfiducia presentata dal Pd, a prima firma Marcucci con 159 voti contrari su 102 favorevoli e 19 astenuti, così come (con 157 voti contrari, 110 favorevoli e 5 astenuti) anche quella presentata da Forza Italia, a prima firma Bernini. In ambo i casi si chiedevano le dimissioni immediate del ministro legandole alla presunta cattiva gestione della Tav, l’Alta Velocità Torino-Lione.

Dopo Salvini dunque si salva anche Toninelli. E per il governo sarebbe una buona notizia: prove di coerenza, dopo l’ok a non procedere sul leader leghista sul caso Diciotti, anche su Toninelli c’è il no alle accuse della minoranza. Ma in realtà non è esattamente così. Infatti il voto è arrivato con una maggioranza ridotta e come ha detto il capogruppo del Pd Andrea Marcucci "Il governo non ha più la maggioranza in Senato.”. Queste le sue parole: “Il voto su Toninelli conferma questa nuova realtà. Salvini e cinque senatori leghisti non difendono il ministro 5 stelle, così come ieri sei senatori (più tre contrari) 5 stelle non hanno partecipato al voto su Salvini”.

Peraltro, le tre senatrici M5S dissidenti e cioè  Paola Nugnes, Elena Fattori e Virginia La Mura che avevano detto sì all’autorizzazione a procedere per  Salvini, hanno votato per salvare Toninelli. Incongruenze e spaccature palesi, dunque. Peraltro, i voto è stato preceduto da un caos in aula, con un richiamo della presidente Elisabetta Casellati ai senatori Alberto Airola (M5s) e Francesco Giro (FI), che ha fatto il gesto delle manette al collega pentastellato. Il quale gridava "bunga bunga" sostenendo che queste parole compaiono quando si digita su Google la parola ’Berlusconi’.

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