Commentando  subito il termine ‘incertezza’, a suo giudizio (e non) il più abusato in assoluto in questi ultimi mesi, intervenendo in diretta da New York a ’In 1/2 in più’ su Rai Tre, il ministro dell’Economia ha spiegato che “Siamo in una situazione di forte incertezza sulla crescita, di incertezza sugli effetti di questa fase della globalizzazione che ha portato tanto benessere nei Paesi emergenti ma anche all’aumento delle diseguaglianze e si è parlato di società della rabbia che sta dilagando in vari paesi e quindi ci si è confrontati per dire cosa fare a livello multilaterale e cosa fare a livello nazionale. E’ chiaro – ha aggiunto Giovanni Tria - che al centro del dibattito c’è stata la questione di come adottare tempestivamente anche politiche fiscali espansive per reagire a uno scenario che potrebbe rivelarsi più negativo, laddove c’è spazio fiscale, dove i Paesi non hanno una alto debito, ed è chiaro l’Italia può adottare meno politiche fiscali espansive, ma si è anche chiarito che le due raccomandazioni, fare politiche fiscali e non farle laddove non c’è spazio, non sono raccomandazioni indipendenti, nel senso che laddove non c’è spazio si possono adottare politiche più prudenti se gli altri Paesi adottano politiche fiscali più aggressive e questo pone in discussione anche le politiche europee e le asimmetrie in Europa".
Venendo poi ai vari temi affrontati dal ministro, su tutto l’ufficiale ‘cessato allarme’: "Non c’è alcun rischio di patrimoniale e sono contrario concettualmente perché colpirebbe al cuore i risparmi degli italiani e avrebbe un impatto distruttivo sulla crescita. Solo parlarne crea una tale incertezza che crea un danno forte all’economia. Parlare di questo significa creare allarme”.
Altro tema scottante in questi giorni, la flat tax: "Concettualmente per me va bene, prima di diventare ministro ne ho scritto a favore, ovviamente si dovrebbe mantenere quella progressività che è un dettato anche costituzionale e questo può essere fatto con una serie di deduzioni e immaginando un’area no tax". Oltretutto, sottolinea il ministro "un’unica aliquota fiscale può essere un obiettivo. Il problema è agire attraverso una riforma progressiva. Io credo che sia necessario spostare sempre di più l’imposizione verso i consumi e meno sui redditi - ha poi aggiunto Tria sul fisco - perché è un tipo di spostamento del peso fiscale che è più favorevole alla crescita" precisando però che si tratta "una mia posizione scientifica, non la posso confondere con la posizione della maggioranza di governo". E’ pur innegabile la posizione dell’Fmi, rispetto ad un quadro economico generalizzato per tutti i paesi dell’Eurozona, "Siamo nel mezzo di un rallentamento importante, dell’Italia, in Europa e segnali vengono da varie parti del mondo. Il messaggio che è uscito è di relativo ottimismo, nel senso che si è detto: non siamo in recessione, c’è un rallentamento importante che si spera già nel secondo semestre dell’anno si rafforzino segnali di ripresa. Però quello di cui si è discusso molto - ha fatto notare il ministro - è che i rischi sono tutti in direzione di un possibile approfondimento e rafforzamento del rallentamento. Quindi rischi negativi, e questo ha portato a discutere di quali dovrebbero essere le politiche da concordare anche a livello internazionale per reagire a uno scenario che potrebbe rivelarsi più negativo di quello che oggi stiamo presentando. Il clima è cambiato perché si è discusso di come le politiche macroeconomiche devono coordinarsi". Un’analisi che in parte porta a scartare aprioristicamente l’opportunità  di dover ricorrere  a manovre bis: "Con questo Def abbiamo – ha infatti spiegato il ministro dell’Economia - voluto dare anche un messaggio di stabilità, nel senso che intanto il quadro macroeconomico che abbiamo presentato è completamente condiviso con tutte le istituzioni che fanno previsioni macroeconomiche. Il secondo messaggio è che nell’anno in corso, come ho sempre detto, non ci saranno manovre correttive, nel senso che quanto è stato deciso nella legge di bilancio e concordato con la Commissione europea verrà attuato, senza che questo comporti la violazione degli impegni presi con la Commissione europea". Affermando poi senza ombra di dubbio che "Il deficit rimane quello che avevamo stabilito", rispetto al Pil Tria afferma infine che  "con le misure che stiamo prendendo in questi giorni per il sostegno all’economia ci sarà speriamo un impatto positivo, seppur limitato sul tasso di crescita di quest’anno, anche se sarà molto basso dello 0,2%, ma questo implica una crescita sostenuta già dal secondo semestre dell’anno". "Per l’anno prossimo - ha aggiunto Tria - prevediamo una ripresa dell’economia, una crescita non fortissima dello 0,8%, il Fondo monetario stima dello 0,9%".
Max

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