In Libia scorre il sangue, divampa la violenza e il caos non cessa. Sono 147 le vittime e oltre 600 i feriti, mentre Haftar non arretra ma alcuni fonti comunicano di rappresaglie molto energiche nei suoi confronti. Intanto, l’Italia prova a giocare un ruolo da mediatore mentre Sarraj e le milizie di Haftar proseguono l’escalation. Oggi Conte incontrerà il vicepremier libico Maitig per provare a capire il da farsi e quali tipi di supporto siano possibili.

Libia nell’orrore: divampano morte e caos. Finora 147 le vittime e oltre 600 i feriti

Sempre più alto il numero dei morti a causa dei terribili scontri armati di Tripoli: le battaglie tra l’esercito del governo libico di Fayez Al Serraj e l’Esercito nazionale libico di Khalifa Haftar stanno inasprendo senza mezzi termini un contrasto a dir poco sanguinario. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, al momento le vittime sarebbero 147 e 614 i feriti. Sotto la guida del leader della Cirenaica, l’Esercito nazionale libico dall’inizio di aprile avanza militarmente per conquistare Tripoli, laddove le forze governative di Fayez Al Serraj respingono l’attacco e anzi, passano al contrattacco. Da questo punto di vista è arrivato un forte diniego del cessate il fuoco finchè Haftar non si ritirerà. Molti paesi esteri sono in equilibrio precario, mentre l’Italia prova a mediare. Quest’oggi infatti il premier Conte incontra a Roma il vicepremier libico, Ahmed Maitig, oltre che il ministro degli Esteri del Qatar, Al Thani: un meeting per cercare una strada comune.  Maitig ha già lanciato un appello: aiutateci, la Libia non diventi un’altra Siria  "Attenti, state aprendo la strada a una mostruosità che produrrà una guerra civile tipo Siria in faccia all’Italia". Questo il monito lanciato dal vice premier libico, Ahmed Maitig, che oggi sarà a Roma per discutere con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, della crisi a Tripoli. In un’intervista a Repubblica, Maitig definisce l’offensiva militare lanciata dal generale Khalifa Haftar su Tripoli un "tradimento della legge internazionale, dell’Onu, che aveva qui il suo segretario generale Guterres mentre Haftar dava gli ordini di attacco".  

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